Come potrai immaginare, questo progetto ha dei costi, quindi puoi sostenerci economicamente con un bonifico alle coordinate che trovi qui di seguito. Ti garantiamo che i tuoi soldi verranno spesi solo per la crescita del progetto, per i costi tecnici e per la realizzazione di approfondimenti sempre più interessanti:
IBAN IT73P0548412500CC0561000940
Banca Civibank
Intestato a Meridiano 13
Puoi anche destinare il tuo 5x1000 a Meridiano 13 APS, inserendo il nostro codice fiscale nella tua dichiarazione dei redditi: 91102180931.
Nel 1976 un fortissimo terremoto sconvolse il Friuli, lasciando indelebili cicatrici sul territorio e nelle memorie dei suoi abitanti. In questi giorni è uscito il podcast 9000 pietre: il terremoto del Friuli 50 anni dopo, che si pone il complesso obiettivo di ripercorrere quei giorni di mezzo secolo fa, grazie alle testimonianze dirette di chi quei momenti li ha vissuti. Non solo. Accanto alle voci di “prima mano” ci sono anche altri intervistati che per professione e competenze arricchiscono un lavoro a nostro avviso riuscito pienamente.
Il podcast, scritto e letto da Sara Urbani e Marco Boscolo, è strutturato in sei episodi ed è realizzato da Il Bo Live – Università di Padova. 9000 pietre ripercorre i fatti in maniera cronologica, a partire dal maggio 1976, quando una scossa di magnitudo 6.5 devastò il Friuli provocando quasi mille morti e 100mila sfollati. Sono i ricordi dei sopravvissuti a guidare gli ascoltatori e le ascoltatrici attraverso lo shock del disastro, la vita nelle tendopoli e la corsa contro il tempo per riparare le case prima dell’inverno.
9000 pietre
Che cosa sono le novemila pietre di cui parla il titolo? Come si legge direttamente nel comunicato di lancio del podcast:
con il titolo si vuole ricordare l’incredibile impresa di ricostruzione del Duomo di Venzone, completamente distrutto dal terremoto e ricostruito, pietra su pietra, dov’era e com’era prima, quasi vent’anni dopo. La storia del borgo e del Duomo di Venzone è un monumento all’intera comunità friulana e alla sua tenacia.
Il duomo di Venzone dopo il terremoto del Friuli del 15 settembre (Wikipedia/Yukio Sanjo)
Sguardo dall’esterno, voci dall’interno
Stiamo parlando di un fatto avvenuto cinquant’anni fa. La sensazione generale, vissuta da lontano, è che questa distanza temporale abbia rinchiuso il ricordo dei fatti di quei mesi nella sfera personale degli abitanti della regione. Uno dei grandi meriti di questo lavoro è quello di riportare alla luce quello che successe senza dare niente per scontato. C’è approfondimento, ma c’è anche la cura per avvicinare chi decide di ascoltare il podcast a quello che successe, senza dare niente per scontato.
Probabilmente la scelta vincente deriva dalla volontà di uno sguardo che arriva dall’esterno, ma dà voce a chi quel dramma l’ha vissuto dall’interno, come ad esempio Remigio Urbani, una delle voci che fin dall’inizio accompagna l’evolversi della storia. Da maggio si passa così ai fatti di settembre (sconosciuti prima di questo podcast a chi sta scrivendo questo articolo) alla loro durezza e all’effetto deflagrante che hanno avuto sul morale dei friulani.
Il “Modello Friuli”
Quello delle genti friulane e della loro reazione è uno degli aspetti “antropologici” più interessanti del podcast. Dalle voci di questo lavoro sembra infatti emergere una sorta di reazione comune, di risposta condivisa data da tutte quelle persone che avevano vissuto sulle loro spalle il peso di perdere la casa o, addirittura, il proprio paese. Non c’è un’esaltazione dell’operosità, ma il disegno di una sorta di volontà collettiva che rispondesse in maniera coesa e forte alla sventura.
Si passa così a parlare del “Modello Friuli”, che prova a superare gli errori del passato nella gestione dei precedenti eventi catastrofici e che pone quest’area, fino a quel momento marginale nell’immaginario collettivo italiano, al centro del discorso nazionale. “Prima le fabbriche, poi le case e poi le chiese” è il motto che ha guidato quei giorni difficili, che ha permesso di ripartire e di non spopolare la regione.
Il Tieremotus e l’Orcolat
Nelle parole di Urbani e Boscolo c’è spazio per tutta una serie di spunti per eventuali approfondimenti, come quello del museo dedicato alla memoria del sisma Tieremotus, che si trova a Venzone e che offre la possibilità di un’esperienza immersiva da più punti di vista. Oppure come la figura leggendaria dell’Orcolat, l’Orcaccio, la creatura leggendaria gigantesca che vive sotto terra e causa terremoti. Il mostro affonda le sue radici nella tradizione orale friulana, tanto che nel marzo 2026 è diventato un documentario narrato dall’immortale telecronista Bruno Pizzul. Il lavoro raccoglie testimonianze corali come quelle di Dino Zoff, Fabio Capello e Paolo Rumiz e prova a esplorare il dolore, la solidarietà e la ricostruzione.
Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".