“Le nostre scuole sono parte integrante del sistema sloveno”: intervista alla preside del ginnasio italiano di Capodistria

Così come in Friuli Venezia Giulia sono presenti scuole dove la lingua di insegnamento è quella slovena, la Slovenia dal canto suo garantisce un sistema scolastico con lingua d’insegnamento italiana per la comunità italofona presente sul suo territorio. Abbiamo intervistato Selma Širca, preside della scuola più antica dell’Istria, il “Gian Rinaldo Carli”, ossia il ginnasio italiano di Capodistria, che ci ha descritto la situazione nell’istituto che dirige e nel contesto più ampio dell’istruzione in Slovenia.

Quale tipologia di scuole sono previste nel litorale sloveno per la comunità italiana? In quale lingua vengono erogati gli insegnamenti (italiana, slovena o entrambe)? Come descriverebbe la situazione generale?

Nel litorale sloveno, quindi nelle aree di Capodistria, Isola e Pirano, il sistema scolastico per la comunità nazionale italiana è completo e ben strutturato: comprende scuole dell’infanzia, scuole elementari e scuole secondarie, tra cui anche i ginnasi.

Si tratta di istituzioni pubbliche inserite a pieno titolo nel sistema educativo sloveno, ma con una specificità fondamentale, cioè la lingua d’insegnamento italiana. Tutte le discipline vengono impartite in italiano, mentre lo sloveno è presente come materia obbligatoria e con un peso significativo, proprio perché gli studenti devono essere pienamente integrati nel contesto nazionale.

La situazione generale è nel complesso positiva: esiste una tradizione consolidata, una buona base normativa e istituzionale e una rete scolastica stabile. Tuttavia, come dirigente, non posso nascondere che si tratta di un sistema fragile sotto alcuni aspetti, soprattutto per via della demografia e della necessità continua di rendere queste scuole attrattive anche per famiglie non necessariamente di madrelingua italiana.

Il ginnasio Carli (Meridiano 13/Mitja Stefancic)
Venendo al ginnasio italiano di Capodistria di cui è dirigente, come descrive la situazione a livello numerico (numero di discenti) e qualitativo (reputazione della scuola ecc.)?

Per quanto riguarda il Ginnasio “Gian Rinaldo Carli”, posso dire che ci troviamo in una situazione di equilibrio. Il numero degli studenti è contenuto, come è tipico per una scuola di minoranza, ma questo non è necessariamente uno svantaggio: le classi poco numerose ci permettono di lavorare con maggiore attenzione sul singolo studente, seguendolo nel suo percorso in modo più mirato.

Dal punto di vista qualitativo, la scuola gode di una buona reputazione. È riconosciuta come un istituto serio, che prepara bene sia dal punto di vista disciplinare sia linguistico. I nostri studenti escono con una solida padronanza dell’italiano e dello sloveno, spesso anche con una buona conoscenza di altre lingue straniere, e questo rappresenta un valore aggiunto importante. Gli studenti al ginnasio italiano di Capodistria studiano l’inglese, lo spagnolo, il francese e lo sloveno.

In particolare, qual è il trend nelle iscrizioni degli alunni negli ultimi anni e, nel contempo, in proiezione per i prossimi, ad esempio, fino al 2030?

Negli ultimi anni il trend delle iscrizioni è stato abbastanza stabile, anche se con leggere oscillazioni. Non possiamo parlare di crescita significativa, ma nemmeno di un crollo: il dato più realistico è una stabilità leggermente fragile, influenzata dall’andamento demografico generale del territorio.

Guardando al futuro, fino al 2030, mi aspetto una situazione simile: una sostanziale tenuta, con possibili piccoli cali. Molto dipenderà dalla nostra capacità di comunicare il valore della nostra istituzione e la cura che ci mettiamo nel tutelare la lingua e la cultura italiana e il patrimonio storico-culturale che la nostra scuola custodisce.

Fattore importante è anche il bilinguismo degli studenti che finiscono il percorso presso la nostra scuola, ma sarà importante anche saper attrarre studenti provenienti da famiglie slovene o miste.

Le scuole italiane del litorale sloveno hanno difficoltà a reperire docenti ed eventuali supplenti?

Sì, il reperimento dei docenti rappresenta una delle principali criticità. Non è semplice trovare insegnanti che abbiano contemporaneamente una solida preparazione disciplinare e una piena competenza linguistica in italiano. La difficoltà aumenta quando si tratta di supplenze, dove i tempi sono più stretti e il bacino di candidati è ancora più limitato. Questo problema riguarda in particolare alcune materie, come quelle scientifiche.

In cosa si distinguono le scuole italiane del litorale sloveno (e la sua nello specifico) rispetto alle scuole con lingua d’insegnamento slovena? Quali vantaggi possono offrire?

Le scuole italiane del litorale si distinguono innanzitutto per la lingua d’insegnamento, ma non solo. Offrono un ambiente realmente bilingue e interculturale, dove gli studenti crescono con una doppia appartenenza linguistica e culturale.

Rispetto alle scuole slovene, possiamo offrire classi meno numerose, un rapporto più diretto tra docenti e studenti e una maggiore attenzione individuale. Inoltre, il bilinguismo apre molte porte, sia nel proseguimento degli studi sia nel mondo del lavoro, specialmente in un’area di confine come la nostra.

Il “Gian Rinaldo Carli”, essendo la scuola più antica dell’Istria con oltre quattrocento anni di storia, custodisce un importante patrimonio storico-culturale. Possediamo un antico fondo librario con quasi quattromila volumi, tra cui più di trenta cinquecentine, dizionari e atlanti del Settecento, oltre alla collezione completa delle opere autografate dallo stesso Carli, illustre capodistriano a cui la scuola è dedicata dal 1992. In totale, la biblioteca del ginnasio conta quasi ventimila volumi.

È inoltre presente un importante museo scolastico, che recentemente ha ottenuto il riconoscimento di monumento culturale. La scuola organizza inoltre molteplici attività didattiche nella biblioteca e nel museo e, insieme al Comune Città di Capodistria, promuove visite guidate dell’istituto, situato in un edificio recentemente rinnovato e inaugurato a settembre dai Presidenti della Repubblica di Slovenia, Nataša Pirc Musar, e della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

ginnasio italiano di Capodistria
(Meridiano 13/Mitja Stefancic)
Da che tipo di famiglie provengono i vostri allievi – prevalentemente famiglie italiane, prevalentemente famiglie slovene, o famiglie miste? E da quali zone?

I nostri allievi provengono da realtà familiari molto diversificate. Una parte è costituita da famiglie appartenenti alla comunità italiana storica, ma negli ultimi anni è cresciuto il numero di studenti provenienti da famiglie slovene o da famiglie miste.

Questo è un cambiamento importante: la scuola non è più frequentata esclusivamente da italofoni, ma è diventata una scelta consapevole anche per chi vede nel bilinguismo un’opportunità. Dal punto di vista geografico, gli studenti provengono principalmente dal litorale, ma non mancano casi di pendolarismo da zone limitrofe.

Le ragazze e i ragazzi che concludono l’iter presso la vostra scuola dove proseguono di norma gli studi, quali iter intraprendono? Rimangono nelle zone del litorale sloveno o tendono a spostarsi geograficamente?

Dopo aver concluso il ginnasio, la maggior parte dei nostri studenti prosegue gli studi universitari. Una parte sceglie di rimanere in Slovenia, soprattutto a Lubiana o a Capodistria, mentre un’altra parte si iscrive ad atenei italiani, in particolare a Trieste.

La mobilità è quindi abbastanza elevata: molti giovani si spostano per studiare, e non tutti fanno ritorno immediatamente nel territorio. Tuttavia, il legame con l’area rimane spesso forte.

In generale, ritiene che la Slovenia disponga di adeguate tutele per le lingue minoritarie e tuteli adeguatamente gli insegnamenti in lingua italiana nelle città ed aree geografiche di riferimento? Ci sono dei punti critici da migliorare? 

Ritengo che la Slovenia disponga di un quadro normativo avanzato per la tutela delle minoranze linguistiche, e in particolare della comunità italiana. Le scuole con lingua d’insegnamento italiana sono finanziate dallo Stato e riconosciute a tutti gli effetti.

Detto questo, esistono alcune criticità: la principale è legata alla sostenibilità nel lungo periodo, soprattutto per via del calo demografico e delle difficoltà nel reperire personale qualificato. Inoltre, è sempre necessario lavorare per mantenere alta l’attrattività di queste istituzioni.

(Meridiano 13/Mitja Stefancic)
Ci sono delle best practice delle scuole con lingua d’insegnamento italiana in Slovenia che potrebbero essere riproposte e/o prese da esempio in altri contesti europei dove è auspicabile una migliore tutela delle lingue di minoranza nelle scuole ovvero in contesti plurilinguistici? 

Tra le buone pratiche che ritengo esportabili vi è sicuramente il modello di integrazione tra sistema nazionale e tutela della minoranza. Le nostre scuole non sono separate o marginali, ma parte integrante del sistema educativo sloveno, pur mantenendo una forte identità linguistica e culturale.

Un altro elemento importante è il bilinguismo reale, non solo formale, e la capacità di creare ambienti educativi interculturali. Infine, la collaborazione transfrontaliera con l’Italia rappresenta un valore aggiunto significativo. Questi aspetti potrebbero essere presi come riferimento in altri contesti europei dove si cerca di coniugare tutela delle minoranze e integrazione.

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Redazione
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