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Fumetti in Europa orientale: una prospettiva differente

In questo articolo, redatto nel 2006, il serbo Saša Rakezić, in arte Aleksandar Zograf, ci racconta le diverse sfaccettature dei fumetti in Europa orientale, dando spazio a voci tanto uniche quanto sottovalutate. Noto in Italia grazie alla sua collaborazione con Osservatorio Balcani e Caucaso e Confluenze di Eugenio Berra, le opere di Zograf si sono consolidate a livello internazionale negli anni Novanta, quando ha iniziato a raccontare la disgregazione della Jugoslavia, descrivendo la cronaca quotidiana dei bombardamenti della Nato in Lettere dalla Serbia.

Fino a poco tempo fa si dava per scontato che la storia del fumetto equivalesse a quella di Stati Uniti ed Europa occidentale: ci sono voluti decenni prima che i lettori comuni e i teorici del fumetto occidentali prendessero coscienza di una scena così vasta come quella dei manga giapponesi, per fare un esempio.

Al giorno d’oggi, luoghi come l’Europa orientale sono considerati terra incognita per quanto riguarda i fumetti. Le ragioni sono ovvie: gli anni cruciali per lo sviluppo di questa industria nell’Europa occidentale furono gli anni del dopoguerra, quando la maggior parte dei paesi dell’Europa dell’est divennero parte del “Blocco orientale”. A causa dei confini ideologici, o anche semplicemente per una mancanza di attenzione verso media popolari di questo tipo, l’Europa dell’Est fu tagliata fuori dagli sviluppi della letteratura fumettistica che stava fiorendo in Occidente.

Affermare, però, che non esistessero affatto i fumetti in Europa orientale è errato, se non del tutto ignorante. In realtà un’attenta ricerca porterebbe alla luce parecchie sorprese.
Un lubok (Wikimedia)

Va però detto che l’Europa orientale è molto più grande e variegata dell’Europa occidentale, con sviluppi e influenze culturali diversi che si verificano in determinate aree. Per la storia dei fumetti/racconti illustrati pre-moderni, è importante notare l’esistenza delle popolari edizioni a stampa grafica chiamate lubki (lubok al singolare), in Russia, che emersero già nel XVII secolo. I lubki erano stampe colorate a mano ad ampia distribuzione, che combinavano immagini (dai colori vivaci) e parole, a volte in ordine sequenziale, proprio come i fumetti odierni, con argomenti che andavano dal satirico all’educativo, e via dicendo.

Un’altra forma specifica di arte popolare che ricorda i fumetti moderni sono i pannelli dipinti sloveni che una volta venivano posizionati sugli alveari, per far sì che le api potessero riconoscerli. Questi dipinti, realizzati dal XVIII fino all’inizio del XX secolo, a volte utilizzavano più immagini per “creare una storia”. Il motivo per citare questi esempi è semplicemente quello di mostrare come la creazione di racconti illustrati non sia strettamente collegata alle tradizioni inerenti all’Occidente.

Certo, quando oggi usiamo il termine “fumetto”, consideriamo le storie in sequenza con le nuvolette, una forma che esplose nei giornali americani alla fine del XIX secolo, e si sviluppò progressivamente sul suolo europeo, conquistando le pubblicazioni di vari tipi e raggiungendo una portata piuttosto ampia negli anni Trenta. Ciò si rifletteva anche nell’Europa dell’Est: dalla metà degli anni Trenta, alcuni dei fumetti dei principali giornali americani furono ristampati su Politika, il quotidiano più rispettato pubblicato a Belgrado, che era la capitale di (quello che allora si chiamava) Regno di Jugoslavia.

Va notato che un certo numero di pubblicazioni serbe durante il XIX secolo (inclusa la popolarissima rivista per bambini Neven, pubblicata dal 1880 al 1891 e dal 1898 al 1908) pubblicarono proto-fumetti (storie in sequenza senza nuvolette), sia ristampati dall’estero sia realizzati da artisti locali. Comunque, a metà degli anni Trenta, a Belgrado esplosero i fumetti – c’erano moltissimi artisti locali (Djordje Lobačev, Sergej Solovjev, Nikola Navolev, Vladimir Žedrinski, Djuka Janković, Ivan Šenšin sono solo alcuni dei nomi) e pubblicavano sia in riviste illustrate dell’epoca, che in riviste e libri specializzati sui fumetti. Alcune riviste venivano stampate una o anche due volte alla settimana, con titoli tra cui Strip, Mikijeve novine, Paja Patak, Crtani Film, Politikin Zabavnik (quest’ultima è stata fondata nel 1939 ed è ancora in circolazione).

Copertina della rivista jugoslava Mika Miš pubblicata tra il 1936 e il 1941. Il disegno è ad opera di Ivan Šenšin (Wikipedia)

La cosa singolare è che molti dei fumettisti che operavano a Belgrado erano in realtà immigrati russi fuggiti dopo la Rivoluzione Comunista, e dovevano accettare qualsiasi lavoro nel nuovo ambiente, compresi i fumetti, che erano considerati un’arte di basso profilo nonostante la popolarità di questo genere. Questa generazione di artisti ha prodotto un’ampia gamma di fumetti autentici, da quelli d’avventura (compresi quelli con eroi mascherati!), a quelli umoristici, di fantascienza, ispirati ai racconti popolari, “Disneyesque” (incluse le storie in cui i personaggi Disney erano presi in prestito dagli artisti locali) o basati sulla letteratura classica.

La scena fumettistica di Belgrado, che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente sconosciuta al di fuori della regione (anche se alcuni autori sono stati ristampati in Francia e in Italia), era probabilmente un esempio di produzione abbastanza avanzata esistente in Europa orientale.

Ebbe, però, solo pochi anni per svilupparsi ed evolversi: con l’inizio della Seconda guerra mondiale, nell’aprile del 1941, il paese si trovò ad affrontare una situazione così drammatica che pochi fumettisti riuscirono a portare avanti la propria attività durante la guerra, o dopo l’istituzione del nuovo governo nel 1944.

Nonostante le difficoltà, in Serbia (e in altri paesi dell’ex Jugoslavia) si sono sviluppate nuove generazioni di fumettisti fino ai giorni nostri. Anche la Croazia e la Slovenia sono un buon esempio a riguardo: la Croazia ha avuto alcuni grandi fumettisti che si sono affermati già negli anni Trenta e Quaranta, tra cui Andrija Maurović (con uno stile di fumetti d’avventura piuttosto originale) e Valter e Norbert Nojgebauer (con un approccio più simile alla Disney).

Successivamente, la scena del fumetto croato negli anni Settanta e Ottanta fu rinnovata con un approccio più moderno, quando entrò in scena un gruppo di fumettisti che si facevano chiamare Novi kvadrat. Non dovrebbe quindi sorprendere che alcuni artisti croati abbiano intrapreso carriere internazionali una volta trasferiti all’estero: Igor Kordej è diventato noto per i suoi lavori per Marvel, DC e Dark Horse; Danijel Žeželj pubblicava le sue graphic novel in Italia e si è fatto facilmente strada verso progetti importanti con Marvel e DC anche negli Stati Uniti. Eppure, ci sono esempi di artisti che sono rimasti in patria e hanno pubblicato all’estero, come il croato Darko Macan (che ha lavorato a serie di grande successo come Grendel Tales e Star Wars) e lo sloveno Tomaž Lavrič, alias TBC, divenuto noto per i suoi album con Glenat in Francia e Magic Press in Italia.

A proposito della Slovenia, negli anni Novanta divenne sede della rivista di fumetti chiamata Stripburger, che creò un collegamento tra la scena del fumetto alternativo contemporaneo tra la Slovenia e l’ex Jugoslavia, e il resto del mondo. Il premio che hanno ricevuto per la migliore fanzine di fumetti del mondo al festival di Angouleme nel 2001 è un vero riflesso del rispetto che stavano guadagnando su scala globale: tra le loro attività ci sono due raccolte pionieristiche di fumetti in Europa orientale in inglese, intitolato Stripburek.

fumetti in europa orientale
Copertina di Stripburek

Tutto ciò dimostra che le scene dei fumetti dell’est e dell’ovest del continente si sono incrociate in molti punti. A volte in modo meno scontato: ad esempio, ricordo di aver visto i lavori di Igor Baranko, di Kyiv, sulle pagine della rivista Stripburger, orgogliosi di aver scoperto qualcuno che creava fumetti in Ucraina, paese che non ha una grande tradizione fumettistica. Per inciso, nel 1999, Baranko vinse il biglietto per la “lotteria dell’immigrazione” americana, che gli permise di trasferirsi negli Stati Uniti. Alla fine, nel paese dove risiedono miriadi di fumettisti, è riuscito a pubblicare diverse graphic novel con editori affermati e a contribuire con le sue opere a edizioni di alto profilo come Il Grande Libro di Bart Simpson, con il nome di Baranko che figura proprio accanto a Matt Groening (creatore dei Simpson).

Non avrei dubbi sul fatto che quei creatori che non sono imbottiti di troppe influenze e tradizioni fumettistiche nei propri paesi spesso abbiano la capacità di esprimersi in un modo abbastanza libero e rilassato, cosa che potrebbe essere apprezzata anche in un mercato altamente sofisticato. Un altro esempio è il fumettista bulgaro Rumen Petkov, che ha realizzato fumetti per le pochissime riviste (Dăga e Čuden Sviat – rispettivamente “arcobaleno” e “mondo fantastico”, N.d.T.) che negli anni Settanta e Ottanta pubblicavano questo tipo di materiale nel paese. Dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, Petkov è diventato co-creatore di alcuni delle principali icone di Cartoon Network come Johnny Bravo e Il Laboratorio di Dexter.

Tuttavia è importante sottolineare che, anche se l’orientamento culturale generale dei tempi del Blocco orientale non era molto favorevole al genere, esistevano comunque edizioni e album di fumetti, diversi nell’approccio e nello stile (a partire dal 1948 e dallo scontro del presidente Tito con Stalin, la Jugoslavia era lontana da questo gruppo di paesi, il che ha permesso la presenza di una scena più aperta, con numerose riviste ed edizioni di fumetti anche americane ed europee).

In Polonia e nell’allora Cecoslovacchia si potevano trovare fumetti prodotti da artisti locali, anche se non c’era quasi nessun mercato specializzato a cui appoggiarsi. In Polonia, alcuni titoli erano piuttosto popolari, come Kajko i Kokosz (storie in stile Asterix sugli antichi popoli slavi) di Janusz Christa, o fumetti più bizzarri per bambini come Tytus, Romek i A’tomek (di Henryk Jerzy Chmielewski), su una banda di boy scout accompagnata da uno scimpanzé. Tra queste interessanti opere c’era sicuramente una rivista di fumetti intitolata Relax, pubblicata tra il 1976 e il 1981, che riuniva alcuni dei migliori fumettisti polacchi – la tiratura di questa rivista ha raggiunto le 200mila copie.

In Cecoslovacchia non c’erano solo degli ottimi fumetti per ragazzi (come Rychlé šípy – frecce veloci – di Jaroslav Foglar), ma anche il lavoro di Kája Sudek, che realizzava i suoi fumetti originali ispirandosi in qualche modo all’eredità dei fumetti di supereroi americani. Al convegno del fumetto tenutosi a Praga nel 2004 si disse che, durante la “cortina di ferro” in Cecoslovacchia, c’erano circa “15 serie di fumetti in oltre 40 anni”.

Una tavola di Kaja Sudek (Lambiek, fair use)

Un’altra cosa interessante è che quasi in ogni epoca c’è qualcuno che crea fumetti, anche nei paesi dove non troverai pubblicazioni ufficiali. A metà degli anni Novanta, a Bari, in Italia, ho incontrato Shpend Bengu, un artista di Tirana: era il vincitore del concorso di fumetti proposto agli artisti albanesi da un’organizzazione italiana che voleva avviare la produzione di fumetti in Albania.

Per realizzare questo concorso, gli organizzatori hanno dovuto prima spiegare cosa fossero i fumetti, semplicemente perché non esiste una parola per fumetti in lingua albanese!

Eppure, tra gli artisti che hanno inviato i loro lavori (per la maggior parte di loro si trattava dei primi fumetti che avessero mai prodotto) c’era Shpend Bengu, autore di storie davvero espressive e stimolanti.

Tuttavia, qualunque fosse la situazione locale, la scena del fumetto in Europa orientale sta affrontando dei cambiamenti: la svolta significativa è avvenuta dopo la caduta del muro di Berlino, che ha aperto il mercato alla nuova produzione e ha consentito l’afflusso di fumetti dall’estero. Il risultato è stata una produzione locale più vivace, senza restrizioni ideologiche; convegni, mostre e festival di fumetti sono diventati abbastanza comuni (chi avrebbe mai immaginato qualche anno fa che la più grande convention in Slovacchia – il Comics Salon – sarebbe stata anche chiamata Festival della cultura giapponese, manga, anime, fumetti, giochi, fantascienza, fantasy e horror).

Naturalmente le nuove circostanze hanno portato anche nuove limitazioni: dal punto di vista finanziario è molto difficile mantenere la produzione di fumetti (soprattutto nei paesi in cui mancano lettori pronti a questo tipo di letteratura), molte edizioni hanno fallito. Eppure si potrebbero incontrare delle belle sorprese, come ad esempio i fumetti di Balázs Gróf che (a partire dal 2000) sono stati pubblicati nella guida della città di Budapest Pesti Est, con una tiratura di 500mila copie al mese.

Una tavola recente di Balázs Gróf (concessione dell’autore)

Inoltre, paesi come la Polonia sono potenzialmente dei grandi mercati per tutti i tipi di letteratura, considerato il numero di abitanti. Stando ai festival annuali come KomMissiya, che si tiene al Centro d’Arte Contemporanea di Mosca, si potrebbe supporre che ci siano sempre meno ostacoli al riconoscimento del fumetto come forma d’arte, cosa che non era così in passato, e non solo nell’Est.

Una tendenza in crescita per i fumetti in Europa orientale è quella del self-publishing, delle piccole edizioni e delle fanzine che si diffondono ovunque. Ciò è comprensibile, perché questa produzione non risente dei limiti finanziari. Costa meno e potrebbe coinvolgere una vasta gamma di artisti e appassionati.

Anche un posto come la Serbia, paese che ha sofferto guerre, sanzioni e declino generale negli anni Novanta, era sede di una vivace scena underground: autori come Wostok – che produceva centinaia di numeri della sua fanzine dallo stile dark humour chiamata Krpelj –, Saša Mihajlović, Maja Veselinović, Vuk Palibrk e altri stanno producendo una quantità di lavoro che ha incontrato una risposta entusiasta nel paese e all’estero.

La recente comparsa di riviste rumene come quelle pubblicate da Hard Comics è stata un po’ una ventata di aria fresca, così come lo sono i fumetti fotografici prodotti a Sofia che parlano del lato oscuro della vita nella Bulgaria post-comunista. Gli episodi sono distribuiti gratuitamente nei club e negli spazi pubblici. Un’altra buona introduzione ad una produzione “diversa” è Aargh, una rivista prodotta in Repubblica Ceca.

C’è infine da dire che il fumetto sta diventando una cultura mondiale: esserne pienamente consapevoli significa inevitabilmente aprirsi a produzioni basate in quella che oggi viene percepita come una parte del mondo “esotica”.

La traduzione dall’inglese è a cura di Giulia Pilia.

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