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La rivoluzione ungherese del 1956 ha avuto le sue conseguenze anche sullo sport. Nel calcio parte della Honvéd, la squadra più forte del paese nonché spina dorsale della nazionale (la famigerata Aranycsapát, la “Squadra d’oro”), decise per l’autoesilio quando i carri armati sovietici fecero ingresso a Budapest. Nello stesso momento, dall’altra parte del pianeta, la nazionale ungherese di pallanuoto era a Melbourne a difendere l’oro olimpico e trovò sulla propria strada proprio la nazionale sovietica.
Ne nacque uno degli scontri più famigerati della storia dello sport, il cosiddetto Bagno di Sangue di Melbourne. La vicenda è stata raccontata in vari documentari e film, ma ce n’è uno che lo ha fatto in maniera particolare: Szabadság, szerelem (distribuito internazionalmente con il titolo Children of Glory), film del 2006 diretto da Krisztina Goda.
Il film racconta della vicenda di Károly “Karcsi” Szábo (interpretato da Iván Fenyő), studente e stella della nazionale di pallanuoto, e si apre mostrando una partita proprio tra magiari e sovietici a Mosca. Durante il match, Karcsi colpisce un giocatore sovietico in acqua a seguito di ripetuti colpi proibiti. Dopo la partita, alcuni avversari entrano nello spogliatoio della nazionale ungherese per schernire i magiari e il tutto termina con una rissa.
Al ritorno in patria, Karcsi viene prelevato alla stazione da un agente dell’Államvédelmi Hatóság (più nota con l’acronimo Ávh, la polizia segreta) e portato in un centro di detenzione, dove viene redarguito per aver causato la rissa con i sovietici e viene rilasciato.
La Terrorháza (Casa del terrore), sede centrale della polizia segreta, oggi Museo del Terrore (Wikimedia Commons/Sebb)
Amore e rivoluzione
Dopo un allenamento con la nazionale, Karcsi raggiunge il suo amico Imi in università, dove gli studenti stanno iniziando ad esprimere solidarietà nei confronti delle proteste nella Repubblica Popolare di Polonia che stanno avvenendo in quei giorni. Alcuni dirigenti dell’università staccano il microfono a uno studente e lì interviene Viktoria “Viki” Falk (interpretata da Kata Dobó). Karcsi si innamora subito della ragazza.
Gli studenti scendono in strada e si dirigono alla Piazza del Parlamento, chiedendo che Imre Nagy venga messo a capo del governo. È l’inizio della Rivoluzione. Alcuni studenti si dirigono alla sede della Magyar Rádió (la radio nazionale ungherese) per trasmettere il loro manifesto, ma la delegazione viene arrestata dall’Ávh. Iniziano gli scontri che, da una sassaiola, sfociano nella repressione armata e un colpo di fucile uccide Imi.
Fuori dalla nazionale
Quello che succede in città arriva anche nel ritiro della nazionale di pallanuoto. Alle proteste ha preso parte anche Tibi, il migliore amico di Karcsi, e la polizia segreta sa di entrambi. Karcsi, dopo aver passato la notte a casa di Viki, arriva in ritardo in ritiro e iniziano i primi malumori. Si discute della possibilità di saltare il torneo olimpico.
Il protagonista, dopo una discussione con la squadra e l’allenatore, decide di abbandonare la nazionale e unirsi alla rivoluzione. Dopo gli scontri, Karcsi porta Viki a casa sua, dove incontra la famiglia del pallanuotista.
La mattina la ragazza esce in strada per unirsi alla lotta; quando Karcsi cerca di raggiungerla, viene intercettato dal suo amico nonché compagno di squadra Tibi. Questi gli ricorda del sogno di vincere l’oro olimpico e gli intima di rientrare in nazionale: se l’avesse fatto subito, non gli sarebbe successo nulla; dopotutto, la polizia segreta sa tutto.
Non è finita
Karcsi decide comunque di raggiungere Viki in piazza, ma l’Armata Rossa e l’Ávh reprimono con violenza le proteste. In uno stallo Karcsi fa fuoco uccidendo un soldato ungherese, mentre Viki rimane ferita ad un braccio.
Poco dopo Nagy annuncia le riforme sperate e scioglie la polizia segreta. L’esercito sovietico si ritira dal paese. Si festeggia, ma Karcsi è deciso: lui in nazionale non vuole tornare. Viki, che nel frattempo è diventata la sua ragazza, cerca di convincerlo a tornare in squadra, a inseguire il sogno dell’oro olimpico per un’Ungheria libera. Di conseguenza Karcsi ritorna al ritiro della nazionale.
La selezione magiara viene trasferita nella vicina Cecoslovacchia, dalla quale decolleranno alla volta di Melbourne. La gioia per la Rivoluzione riuscita e la spensieratezza di andare a difendere il titolo olimpico vengono interrotte: la squadra che è sull’autobus vede fuori dal finestrino i carri armati sovietici. È la notte del 4 novembre 1956, quando Chruščëv decide che è ora di ristabilire l’ordine in Ungheria.
I pallanuotisti seguono gli avvenimenti dall’Australia: in molti hanno deciso di disertare il paese una volta terminati i Giochi Olimpici. Tutta la squadra spera in una sola cosa, ovvero di trovare sul proprio cammino l’Unione Sovietica.
Nel frattempo a Budapest Viki viene catturata dall’Ávh ed imprigionata in un centro di detenzione, dove le viene chiesto di fare i nomi di chi ha aiutato i rivoltosi, ma lei non cede.
A Melbourne, invece, succede quello che doveva succedere: Unione Sovietica e Ungheria si affrontano nella penultima partita del torneo olimpico. La partita, come nella realtà, è sporchissima. I magiari sono spinti dall’appoggio del pubblico, costituito in gran parte da esuli ungheresi.
Volano colpi bassi da entrambe le parti: pugni, calci, trattenute sott’acqua. Karcsi segna due gol e dopo la seconda rete riceve il famoso colpo in faccia che gli apre il sopracciglio. Proprio in quel momento anche Viki prende un colpo in faccia, però da parte di Ferenc Ónódy, lo stesso dirigente dell’Ávh che all’inizio del film aveva minacciato Karcsi.
Il film si chiude con Viki che viene condotta fuori dalla sua cella per essere fucilata, con le altre detenute che la salutano dicendo “Dio ti benedica”. Lei inizia a cantare l’inno ungherese, proprio nel momento in cui risuona anche a Melbourne, dove Karcsi e i suoi compagni sono sul gradino più alto del podio olimpico.
Veritiero fino a un certo punto
Il film rispecchia, nella sua parte di narrazione sportiva, la realtà solo fino a un certo punto. La divergenza più importante dalla realtà, sotto quell’aspetto, sono proprio i giocatori, liberamente ispirati ai veri atleti.
Non è mai esistito un pallanuotista di nome Károly Szábo tra chi prese parte ai Giochi Olimpici del 1956: la sua figura è ispirata a quella di Ervin Zádor, il pallanuotista che ricevette il famoso pugno dal sovietico Valentin Prokopov e che lo vide uscire insanguinato dalla piscina di Melbourne.
Parte della nazionale campione olimpica del 1956 – da sinistra a destra: László Jeney, Kálmán Markovits, György Kárpáti, Antal Bolvári e il capitano Dezső Gyarmati (Wikimedia Commons/Thaler Tamas)
Un’altra prospettiva
Children of Glory racconta la Rivoluzione ungherese del 1956 in una maniera del tutto differente, perché nessun atleta di rilievo nella realtà ha preso parte alla lotta armata. Come detto all’inizio, gli atleti principalmente scelsero la via della diserzione. Più della metà dei giocatori della nazionale di pallanuoto abbandonarono il paese dopo aver conquistato l’oro, come il già citato Ervin Zádor, il capitano Dezső Gyarmati e Miklós Martin.
Il film di Krisztina Goda lega indissolubilmente i fatti della Rivoluzione alla figura dello sportivo e ci ricorda, anche in tempi attuali, come gli atleti non siano solamente delle “macchine da sport” e come attraverso le loro parole e azioni possano fare la differenza sia dentro che fuori al campo da gioco.
Laureato in Scienze della Comunicazione, si occupa principalmente di calcio e basket specificatamente nell'area balcanica, avendo vissuto in Serbia nel periodo tra agosto 2014 e luglio 2015. Ha collaborato da giugno 2020 a dicembre 2021 con la redazione sportiva di East Journal. É stato co-autore del podcast "Conference Call" e autore della rubrica "CoffeeSportStories" sul podcast "GameCoffee". Attualmente, è autore del canale YouTube "Storie di Gente Sportiva".