Max: cos’è, come funziona e perché la super-app russa è così controversa

Negli ultimi anni Mosca ha accelerato gli sforzi per costruire un sistema digitale nazionale indipendente dalle piattaforme occidentali. In Russia da mesi si parla di Max, una “super-app” sviluppata dal gigante tecnologico russo VK, già proprietario di vKontakte (social network che, oltre a mettere in comunicazione gli utenti, funge da enorme raccoglitore di musica, video e film).

Lanciata nel 2025 nell’ambito della strategia di sovranità digitale promossa dal Cremlino, l’applicazione Max punta a concentrare in un’unica piattaforma servizi di messaggistica, di pagamenti, di identità digitale e di accesso ai servizi pubblici. Infatti, tramite un’unica interfaccia, gli utenti possono comunicare, effettuare pagamenti, accedere a documenti digitali e interagire con i servizi pubblici. La versione beta, lanciata nel marzo 2025, ha registrato una rapida crescita, raggiungendo recentemente i circa 120 milioni di utenti.

Ispirata in parte al modello di WeChat in Cina – che fa da modello di controllo sociale anche tramite mezzi digitali – l’app viene presentata dalle autorità russe come uno strumento di modernizzazione digitale e semplificazione della vita quotidiana. Ma è veramente così?

Perché Max è un’app controversa?

Il progetto non nasce in isolamento. Da anni la Russia investe nello sviluppo di infrastrutture digitali nazionali per ridurre la dipendenza da aziende straniere come Google, Meta o altri operatori occidentali. Accanto a VK, il motore di ricerca Yandex domina gran parte del mercato russo e dell’Asia centrale, e offre servizi che spaziano dalla navigazione ai taxi e alle consegne di cibo a domicilio, mentre Mail.ru rappresenta una delle principali alternative nazionali ai servizi di posta elettronica statunitensi.

Parallelamente alla sua diffusione, il governo russo ha adottato misure, anche coercitive, per favorirne l’utilizzo. Dal settembre 2025, infatti, tutti gli smartphone venduti nel paese devono includere Max tra le applicazioni preinstallate. La stessa politica viene applicata anche ai territori ucraini sotto occupazione russa, dove l’accesso a numerosi servizi digitali richiede un numero telefonico russo.

Proprio la sovrapposizione di comunicazioni private, dati personali e servizi amministrativi all’interno di un unico ecosistema digitale alimenta il dibattito attorno a Max. Numerosi esperti di sicurezza informatica, ricercatori, organizzazioni per i diritti umani e molti cittadini russi avvertono che la concentrazione di comunicazioni, dati personali e servizi pubblici all’interno di un unico sistema può rafforzare le capacità di sorveglianza, profilazione e controllo delle informazioni da parte dello Stato.

Max è così uno dei simboli più evidenti della trasformazione del rapporto tra tecnologia, controllo, repressione, cittadinanza e potere nella Russia contemporanea.

Inoltre, le controversie si inseriscono in un contesto più ampio di crescente regolamentazione dello spazio digitale russo. Negli ultimi anni, restrizioni all’accesso a internet e blocchi di piattaforme straniere hanno suscitato malcontento tra la popolazione.

La legge sugli agenti stranieri in Russia è considerata un simbolo dell’autoritarismo dello stato russo, controllo della popolazione e di chiusura verso influenze straniere. Per approfondire leggi questo articolo.

La concentrazione dei dati in un’unica piattaforma

Nella sua versione più semplice, Max funziona come una tradizionale applicazione di messaggistica. Gli utenti possono scambiare messaggi individuali o di gruppo, inviare note vocali ed effettuare chiamate audio e video. Da questo punto di vista, si propone come un’alternativa domestica a servizi ampiamente utilizzati come WhatsApp e Telegram che ora sono difficilmente utilizzabili.

Sull’oscuramento di Telegram e gli ostacoli all’uso di VPN in Russia leggi il nostro approfondimento qui.

La vera ambizione del progetto, tuttavia, va oltre la comunicazione. Max integra infatti strumenti di pagamento digitale che consentono di trasferire denaro o effettuare acquisti senza uscire dall’applicazione.

Un elemento particolarmente importante è rappresentato dalle cosiddette mini-app, piccoli servizi integrati che operano all’interno dell’ecosistema di Max. Invece di installare applicazioni separate per ordinare un taxi, pagare una bolletta, prenotare un servizio o accedere a determinate funzioni locali, gli utenti possono utilizzare moduli incorporati direttamente nella piattaforma.

Per esempio, i medici possono comunicare con i pazienti e inviare referti direttamente attraverso l’app, mentre le comunicazioni tra genitori e insegnanti vengono sempre più spesso convogliate su Max. Studenti universitari hanno inoltre lamentato che la gestione della carriera accademica sta passando attraverso la piattaforma e hanno denunciato pressioni affinché venga installata e utilizzata, paventando possibili conseguenze amministrative per chi si rifiuta di farlo.

Più attività vengono svolte all’interno della stessa piattaforma, maggiore diventa la sua centralità nell’ecosistema tecnologico nazionale e più forte è il legame tra utenti, servizi privati e amministrazioni pubbliche e pertanto più facile è ottenere informazioni sugli abitanti della Federazione russa e controllarli.

Come controllare la popolazione?

Dal punto di vista delle autorità russe, la creazione di piattaforme nazionali come Max risponde innanzitutto a un obiettivo di sovranità digitale. Conservare dati, comunicazioni e servizi all’interno di infrastrutture situate in Russia riduce la dipendenza da aziende considerate appartenenti a paesi ostili e limita il trasferimento di informazioni verso l’estero.

Di fatto, l’applicazione è un punto privilegiato di raccolta di informazioni sulle attività quotidiane degli utenti. Dati sensibili che non vanno condivisi in un momento di profonde tensioni e guerre.

Uno degli aspetti che preoccupa maggiormente gli esperti riguarda la protezione delle comunicazioni. A differenza di applicazioni come Signal o WhatsApp, che utilizzano la crittografia end-to-end per impostazione predefinita, le comunicazioni effettuate attraverso Max non godono dello stesso livello di protezione. In assenza di una crittografia robusta e verificabile, i dati sono più facilmente accessibili ai gestori della piattaforma o alle autorità competenti in base alla legislazione nazionale.

Anche senza leggere direttamente il contenuto dei messaggi, una piattaforma può raccogliere una grande quantità di metadati: chi comunica con chi, quando, con quale frequenza, da quale località e utilizzando quali servizi. Queste informazioni permettono di ricostruire reti sociali, abitudini personali e comportamenti collettivi. Se combinate con dati provenienti da pagamenti digitali, servizi pubblici e identità elettronica, possono generare profili molto dettagliati degli utenti.

Una pubblicità di Max presso l’Università Federale Siberiana (WikiCommons)

È possibile non installarla?

Prima di cercare di rispondere alla domanda va ricordato che, negli ultimi anni, la Russia ha rafforzato progressivamente gli strumenti di controllo dello spazio digitale e di repressione del dissenso. In questo quadro, alcuni cittadini esprimono il timore che rifiutarsi di utilizzare servizi promossi dallo Stato possa attirare attenzioni indesiderate da parte delle autorità come l’FSB (Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa).

In diverse interviste riportate da media indipendenti, alcuni cittadini hanno dichiarato di valutare l’acquisto di un secondo telefono da utilizzare esclusivamente per applicazioni e servizi richiesti dalle autorità, mantenendo separata la propria vita digitale privata.

La capacità di sottrarsi o limitare la propria esposizione a questi sistemi dipende inoltre dalle competenze tecnologiche e dalle risorse a disposizione degli individui. Chi possiede maggiori conoscenze informatiche o dispone di una rete di supporto può trovare soluzioni alternative, utilizzare strumenti di protezione della privacy o separare diversi ambiti della propria attività digitale. Al contrario, le persone meno esperte o con minori risorse possono trovarsi più facilmente integrate, e quindi più dipendenti, dal sistema digitale oppressivo.

Un sistema in continua evoluzione, in cui il dissenso viene soffocato e il controllo di ogni aspetto della società (biopolitica) viene esercitato e omogeneizzato, facendo da modello per ulteriori processi di illiberalismo digitale, rating e controllo sociale.

Dai passaporti russi a Max: il controllo digitale e amministrativo nei territori occupati dell’Ucraina

La situazione appare ancora più delicata nei territori ucraini occupati dalla Russia. In queste aree, numerose organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno documentato processi di integrazione forzata nelle strutture amministrative russe.

L’ottenimento di documenti russi, di numeri telefonici russi e ora anche l’utilizzo di servizi digitali come Max sono una condizione necessaria per la popolazione locale. In assenza di un telefono con SIM russa, di un passaporto russo o di un numero telefonico russo, risulta spesso impossibile svolgere attività quotidiane essenziali come pagare le bollette, accedere ai servizi pubblici, registrare una proprietà o ricevere prestazioni sociali; tale condizione si sta estendendo progressivamente anche all’utilizzo di Max.

In quest’ottica, Max non è soltanto uno strumento per la gestione dei servizi digitali all’interno della Federazione russa che consente di concentrare dati personali, ampliando le possibilità di raccolta e profilazione degli utenti. La sua diffusione risponde anche all’obiettivo di rafforzare l’influenza russa, coinvolgendo paesi che rimangono nell’orbita di Mosca, come alcune repubbliche dell’Asia centrale. Nei territori ucraini occupati, invece, Max si inserisce nel più ampio processo di integrazione forzata nelle strutture amministrative della Federazione, diventando uno strumento aggiuntivo di controllo, monitoraggio e gestione della biopolitica della popolazione.

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Margherita Gobbat
Margherita Gobbat

Ricercatrice al Center for Social Sciences (CSS) di Tbilisi e dottoranda al Research Center For Eastern European Studies (FSO) all'Università di Brema. Dal 2018 si sposta tra vari paesi dell’est Europa.