Viaggio nello sport del Kazakhstan: tra eredità sovietica, tradizioni e nuove tendenze

Nel vasto stato del Kazakhstan il clima continentale estremo, con inverni molto rigidi ed estati calde, influenza la vita quotidiana e anche le abitudini sportive. Nelle principali città, Astana e Almaty, si pratica ogni tipo di sport, nascono strutture indoor e vengono ospitate importanti manifestazioni internazionali, ma nelle regioni rurali ancora resiste un ricco patrimonio di pratiche legate al mondo equestre e alla vita nomade delle steppe. Il calcio? Non è certo lo sport più praticato e seguito.

La leggendaria pista di Medeu

Nel secondo dopoguerra il Kazakhstan passò alle cronache sportive per i famosi pattinatori di velocità. Le loro prestazioni erano sempre nettamente migliori di quelle dei rivali sovietici e a chi chiedeva spiegazioni rispondevano semplicemente che il ghiaccio di Almaty era “più veloce”. Tanto che l’allora allenatore della nazionale sovietica andò a verificare di persona: l’aria rarefatta, venti favorevoli e un ghiaccio particolarmente puro favorivano tempi eccezionali.

Così, per sfruttare queste condizioni, l’Urss costruì alle porte di Almaty, nella gola Trans-Ili Alatau, a 1.691 metri di quota, la leggendaria pista di Medeu. L’impianto fu inaugurato nel 1951 e intitolato al mecenate kazako Medeu Pusurmanov che nel XIX secolo contribuì allo sviluppo della regione.

Completamente modernizzata nel 1972 con un avanzato sistema di refrigerazione artificiale, la pista di Medeu divenne così una vera “fabbrica di record”, con oltre cento primati mondiali stabiliti sul suo ghiaccio.

Dopo il declino seguito alla fine dell’Unione Sovietica, l’impianto è stato restaurato e riportato in funzione negli anni Duemila, tornando a essere uno dei simboli sportivi del Kazakhstan, sede di eventi internazionali e meta di allenamento anche per pattinaggio artistico, hockey e bandy.

Sport del Kazakhstan - Pista Medeu
L’impianto di Medeu alle porte di Almaty, uno dei simboli dello sport del Kazakhstan (Wikimedia Commons CC-BY-SA-4.0)

Sport invernali da prima pagina

La centralità degli sport invernali si è mantenuta negli anni che seguirono l’indipendenza del paese nel 1991. Simbolo di quel periodo era il talento Vladimir Smirnov, oro nello sci di fondo alle Olimpici invernali del 1994 a Lillehammer. Nel 2011 il Kazakhstan ospitò i Giochi asiatici invernali, disputati tra Astana e Almaty. Si tratta di un evento giunto oggi alla nona edizione che, con qualche eccezione in passato, si tiene ogni quattro anni e a cui partecipano gli stati membri del Comitato olimpico asiatico.

Nel programma sono inclusi i principali sport invernali come sci alpino, sci di fondo, snowboard, pattinaggio di velocità, pattinaggio artistico, biathlon, hockey su ghiaccio, curling. L’evento rappresentò allora una vetrina importante per il paese, grazie a infrastrutture sportive di recente realizzazione o ammodernamento e alla sua crescente presenza nello sport professionistico mondiale.

La fresca novità, annunciata il 2 febbraio 2026 e ufficializzata a Milano pochi giorni dopo, in occasione dell’apertura delle Olimpiadi invernali, è che Almaty ospiterà di nuovo i prossimi Giochi asiatici invernali nel 2029.

Originariamente la sede designata era la zona montuosa attorno alla città di Neom, in Arabia Saudita, ma dubbi su questioni ambientali e una serie di ritardi nella realizzazione delle infrastrutture futuristiche nel deserto hanno fatto cambiare i piani in corsa. Riyad ha solo rinviato l’appuntamento. Nel frattempo, il Comitato dei Giochi ha puntato ancora una volta sul Kazakhstan, già ben attrezzato per ospitare l’evento.

Per quanto riguarda le ultime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, la compagine kazaka contava 36 atleti. Tuttavia, il medagliere ha relegato il paese al 19° posto, con un’unica medaglia conquistata. Si tratta però di un oro chiacchierato, quello che il kazako Michail Šaidorov ha ottenuto nel pattinaggio di figura il giorno della debacle dello statunitense strafavorito Ilia Malinin. Šaidorov, figlio d’arte, nato e cresciuto sul ghiaccio di Almaty.

Sport del Kazakhstan - Pattinaggio
Michail Šaidorov (Wikimedia/Phantom Kabocha – CC BY 4.0 )

Il bottino olimpico kazako: boxe, lotta e sollevamento pesi

Un’altra disciplina di punta in Kazakhstan è la boxe. Dal periodo sovietico è stato ereditato e si è continuato a finanziare un sistema di scuole di alto livello da cui sono emersi molti campioni che hanno regalato al paese il maggior numero di medaglie olimpiche: 26. Tra i più amati Vassiliy Jirov, detto The Tiger, oro nei pesi massimi leggeri ad Atlanta 1996, e Baqtiiar Artaev, oro ad Atene 2004 nei pesi medi.

Un altro peso medio di grande carisma e personalità è stato Gennadij Golovkin, simbolo della scuola pugilistica nazionale. Conosciuto come GGG, il kazako si laureò campione del mondo nel 2010, conquistando i titoli WBA e IBO. È ricordato per lo stile aggressivo, l’elevata percentuale di vittorie per KO e per non essere mai stato messo al tappeto durante la carriera.

E poi nel medagliere olimpico ci sono, nell’ordine, la lotta e il sollevamento pesi. Entrambi gli sport hanno vissuto la stessa epopea sovietica della boxe e hanno mantenuto centralità fino ai giorni nostri, nonostante qualche rumoroso scivolone in casi di doping. Tra le affermazioni più recenti quella di Nurgissa Adiletuly nei mondiali di sollevamento pesi del 2024 in Bahrein che ha portato a casa l’oro nella categoria maschile dei 96 kg. Inoltre, sempre per la pesistica, Astana è già stata designata sede dei campionati mondiali nel 2028.

Influenze politiche nello sport

C’è da dire che il rapporto tra sport e politica in Kazakhstan è stato evidente sin dagli anni dell’indipendenza, come parte della costruzione identitaria nazionale. Nel 1997 il presidente Nursultan Nazarbayev varò un programma strategico “Kazakhstan 2030”, in cui incluse tra i punti principali l’educazione e la salute per i cittadini kazaki.

Programma che venne rilanciato e rafforzato quattro anni dopo con un altro piano statale di sviluppo della cultura fisica e dello sport. In questo contesto di grande fermento, non sono mancate interferenze della politica, soprattutto nella gestione delle federazioni sportive e nelle scelte di investimento.

Le autorità hanno da sempre considerato lo sport uno strumento di prestigio internazionale e, allo stesso tempo, un mezzo per costruire consenso interno, soprattutto attraverso i successi dei loro atleti.

Il caso della polisportiva Astana

Ad esempio, un elemento centrale del sistema sportivo kazako è la società chiamata col nome della capitale, Astana. Si tratta di un progetto polisportivo che riunisce varie squadre sotto un unico marchio sostenuto da fondi statali e sponsor legati al settore energetico. La struttura comprende squadre di ciclismo, basket, calcio e altre discipline, con l’obiettivo di costruire un’immagine riconoscibile del paese all’estero. Senza dubbio, il ciclismo ha avuto il ruolo più visibile.

La squadra professionistica di ciclismo, oggi Xds-Astana, è stata fondata nel 2006 ed è diventata rapidamente una presenza fissa nel World Tour. Il progetto ha offerto al Kazakhstan un’esposizione mediatica continua durante le grandi corse a tappe, portando al successo corridori come Alberto Contador e Vincenzo Nibali al Giro d’Italia, al Tour de France e alla Vuelta a España. Il direttore sportivo è Aleksandr Vinokurov, ex campione nazionale e vincitore di grandi classiche. La sua carriera è stata segnata da successi importanti, come il trionfo olimpico a Londra 2012, ma anche da scandali legati al doping, che hanno inciso sulla sua immagine.

Nonostante questo, Vinokurov resta una figura centrale per il ciclismo kazako e per la costruzione del suo sistema professionistico. Oltre a lui, altri corridori kazaki dell’Astana incapparono nella bufera del doping nel 2014, come i fratelli Inglinskij, risultati positivi all’EPO. Per questo l’Unione Ciclistica Internazionale sospese la licenza World Tour alla squadra, impedendo la sua partecipazione alle gare per l’anno successivo, salvo poi ritirare il provvedimento ad inizio stagione. L’Astana fu comunque tenuta sotto i riflettori, con stretto monitoraggio del management sportivo e della gestione interna dell’antidoping.

Sport del Kazakhstan - Ciclismo, Team Astana
Aleksandr Vinokurov, Team Astana (Wikimedia Commons CC BY-SA 2.0)

Vecchie ombre nello sport del Kazakhstan: casi di doping e malagestione

Affondare il racconto in queste zone grigie dello sport, purtroppo, non è superfluo. Infatti, oltre al ciclismo, come accennato sopra anche altre discipline in Kazakhstan hanno riempito le cronache per i loro casi di doping.

Il 2016 fu un anno nero per il sollevamento pesi, con le nuove analisi antidoping su campioni prelevati alle Olimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012. I risultati evidenziarono che diversi atleti del Kazakhstan avevano fatto uso di sostanze proibite. Tra loro Ilya Ilyin, Svetlana Podobedova, Zul’fija Činšanlo e Maiya Maneza, tutti vincitori di medaglie d’oro. Si andò dritti verso la sospensione e la revoca delle medaglie olimpiche, con conseguente danno all’immagine internazionale dello sport kazako.

La storia si replicò nel 2019 quando sei atleti, pesisti e lottatori medagliati olimpici squalificati per doping a seguito di altri controlli retroattivi, si rifiutarono di restituire le medaglie, nonostante la richiesta del Comitato Olimpico Internazionale.

Anche il calcio è stato oggetto di inchieste. Audit e controlli tra il 2021 e il 2025 hanno individuato oltre 100 violazioni amministrative, tra cui budget gonfiati, bonus ingiustificati ai giocatori e contratti con compensi spropositati in alcuni club professionistici.

Tennis, calcio e futsal: passioni recenti

Oggi nel panorama sportivo kazako, oltre alle discipline storicamente praticate e identitarie di cui si è trattato, si sono affacciati e rapidamente affermati altri sport.

Di recente si è assistito a una forte ascesa del tennis, grazie soprattutto ai successi di Elena Rybakina e Aleksandr Bublik, entrambi russi naturalizzati kazaki. Rybakina ha vinto Wimbledon nel 2022, le WTA Finals nel 2025 e l’Australian Open nel 2026, diventando un punto di riferimento per le nuove generazioni. Nel circuito maschile Bublik, noto per il suo stile spettacolare e imprevedibile, a gennaio 2026 è entrato per la prima volta in carriera in top 10 mondiale battendo a Hong Kong proprio il nostro Lorenzo Musetti.

Ed eccoci finalmente arrivati al pallone. Il calcio kazako è entrato nella Uefa nel 2002 e ciò ha consentito un rapido interesse intorno a questo sport, sia da parte del pubblico sia da parte degli investitori statali, che incentivano la crescita della nazionale e delle squadre di club. Tra queste, le più note sono l’FC Astana e il Kairat Almaty. Quest’ultima ha avuto ultimamente una certa visibilità perché è arrivata a giocare la fase a girone unico da poco terminata della Champions League 2025-2026.

Il Kairat ha chiuso all’ultimo posto del maxi girone, ma poco importa. A Milano ha giocato contro l’Inter una partita persa di misura e ha portato a giocare in Kazakhstan squadre come il Real Madrid. Anche in questo caso la sconfitta sonora per 0 a 5 passa in secondo piano rispetto all’eccezionalità dell’evento.

Ma se il calcio arranca, il futsal è già una garanzia. Si tratta cioè del calcio a 5, nato negli anni Trenta in Uruguay, che si gioca indoor e deve il nome proprio alla contrazione delle parole spagnole futbol e sala. Ebbene il Kazakhstan è un’eccellenza del futsal, 9° nel ranking Fifa, terzo agli Europei del 2016 e quarto ai Mondiali del 2021.

Eppure… eppure lo sport è strano perché, lo scorso anno, proprio una nazionale italiana da tempo in crisi ha battuto ai playoff i favoritissimi kazaki in casa loro, escludendoli dai campionati Europei del 2026. Ma ciò non toglie spolvero a uno sport seguitissimo, la cui crescita è in fase esponenziale in tutto il mondo. In particolare, a livello di club, è sempre il Kairat Almaty la squadra più titolata, con 18 campionati nazionali vinti dal 2004, due Coppe Uefa e una Coppa Intercontinentale.

Gli sport tradizionali kazaki

Ma accanto a tutti questi sport a noi più noti, il Kazakhstan mantiene vive le proprie tradizioni. Ad esempio, nel 2024 il Paese ha ospitato i World Nomad Games, una manifestazione dedicata alle discipline dei popoli nomadi dell’Eurasia.

Tra le più emblematiche c’è la Qazaq Kuresi, la lotta tradizionale kazaka, considerata sport nazionale e riconosciuto dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità dal 2016. Si tratta di una forma di combattimento in piedi: gli atleti afferrano la giacca dell’avversario e cercano di proiettarlo a terra.

Ai Nomad Games del 2024 la disciplina ha regalato una sorpresa per il pubblico locale: l’oro è stato conquistato dall’italiana Betty Vuk, già campionessa judoka, che in finale ha sconfitto l’idolo di casa.

Sport del Kazakhstan - Kokpar
Gioco del Kokpar (Wikimedia Commons CC-BY-SA-4.0)

Molti sport tradizionali kazaki si svolgono all’aperto e a cavallo. Il più noto è il Kokpar, chiamato Buzkashi in altre regioni dell’Asia centrale: un gioco equestre in cui squadre di cavalieri si contendono una carcassa di capra (oggi spesso sostituita fortunatamente da una versione simbolica) per depositarla nella zona di punteggio avversaria. Le sue origini risalgono probabilmente alle pratiche guerriere dei nomadi e ancora oggi viene praticato durante feste tradizionali e nel giorno del Nowruz.

Tra le altre discipline equestri figurano l’Audaryspak, una lotta a cavallo in cui i cavalieri cercano di disarcionarsi, e la Baiga, una corsa di lunga distanza nella steppa. In tutti questi sport il cavallo rappresenta un simbolo centrale della cultura e della storia nomade kazaka.

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Laura Carletti
Laura Carletti

Appassionata di Balcani, ciclismo ed età medievale. Giornalista ed esperta di comunicazione, collabora attualmente con la testata Liguriaday dove si occupa di sport, arte e storia romana.