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Il simbolo delle Olimpiadi in centro a Sarajevo (Meridiano 13/Gianni Galleri)
Nel 1984 si tennero i primi giochi olimpici invernali organizzati da un paese socialista. Con tre preferenze in più rispetto a Sapporo, Sarajevo – e con essa la Jugoslavia – si era aggiudicata l’organizzazione e la realizzazione della quattordicesima edizione delle Olimpiadi invernali.
La scelta di Sarajevo
Nel 1968 uno studio dell’Osce aveva indicato la Jugoslavia, e nello specifico la regione di Sarajevo, come particolarmente indicate per lo sviluppo del turismo legato agli sport invernali. Questo spinse, fin dagli anni Settanta, il governo nazionale e della Repubblica bosniaca a ritenere la zona come adatta ad ospitare una manifestazione come quella olimpionica. Tuttavia nel decennio non venne avanzata nessuna candidatura ufficiale e solo nel 1977, infine, venne creato un apposito comitato con l’obiettivo di aggiudicarsi le Olimpiadi invernali 1984.
Il 18 maggio 1978, ad Atene, in occasione del ventesimo incontro del Cio (Comitato internazionale olimpico), la città jugoslava precedette di tre voti quella giapponese, 39 a 36, dopo che nel primo giro di votazioni si era piazzata al secondo posto dietro ai colleghi del Sol Levante, con Göteborg a fare da terzo incomodo, rispettivamente con 31, 33 e 10 voti. Sarajevo aveva presentato un progetto molto compatto, tutto organizzato fra la città e una località, il monte Igman, distante appena 25 chilometri. Inoltre poteva vantare un’esperienza rassicurante nelle competizioni internazionali, avendo organizzato una tappa dei Coppa mondiale di sci alpino e i campionati internazionali di pattinaggio di figura.
Partecipanti e discipline a Sarajevo ‘84
Alla manifestazione parteciparono 1.272 atleti (998 uomini e 274 donne), provenienti da 49 paesi. Quattro anni prima a Lake Placid, negli Stati Uniti, avevano preso parte 1.072 atleti (840 uomini, 232 donne) arrivati da 37 stati. Tutti i paesi presenti negli Usa arrivarono anche in Jugoslavia, inoltre Cile, Corea del Nord, Marocco, Messico, San Marino, Taiwan e Turchia tornarono alle gare dopo aver saltato la precedente edizione. Isole Vergini britanniche, Egitto, Principato di Monaco, Porto Rico e Senegal parteciparono per la prima volta. La Cina terminò il suo boicottaggio legato alla presenza di Taiwan.
Le discipline in cui si divisero le gare furono dieci, ripartite in quaranta eventi: biathlon, bob, combinata nordica, hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità, salto con gli sci, sci alpino, sci di fondo, slittino.
Il quartiere di Mojmilo (Meridiano 13/Gianni Galleri)
I lavori per le Olimpiadi invernali di Sarajevo ‘84
Perché tutto funzionasse secondo i piani, vennero potenziate le reti di trasporto: furono costruiti 160 chilometri di strade, furono rinnovati la stazione e l’aeroporto di Sarajevo, al quale fu aggiunto un terminal internazionale.
Ovviamente l’organizzazione dovette mettere mano anche agli impianti. Ad esempio lo stadio Koševo, utilizzato per le cerimonie di apertura, era stato costruito nel 1952, ristrutturato nel 1966 e nuovamente ristrutturato nel 1983, proprio in vista delle Olimpiadi invernali. La progettazione e la costruzione di impianti nuovi e l’ammodernamento di quelli esistenti avvennero tra il 1979 e il 1983, anche se la maggior parte dei lavori fu completata entro il 1981.
Il villaggio olimpico fu costruito nel quartiere di Mojmilo fra l’aeroporto e il centro. Quasi 2mila persone furono ospitate nei più di 600 appartamenti. Un secondo villaggio da cinquecento posti sorse sul monte Igman per gli atleti e gli allenatori di sci di fondo, combinata nordica e biathlon. Stampa, radio, tv e accompagnatori vari furono sistemati nel quartiere di Dobrinja, per un totale di quasi 10mila posti letto. L’Holiday Inn, che sarebbe poi diventato tragicamente noto, ospitò i membri del Cio, le federazioni sportive internazionali, i comitati nazionali. Si stima infine che per l’accoglienza dei turisti furono costruiti nove hotel e sette furono ristrutturati. Insieme agli alloggi privati concessi in affitto, questi andarono a formare circa 20mila posti letto.
Simbolo e mascotte
Dal punto di vista grafico furono ideati un nuovo simbolo e una nuova mascotte che rimangono ancora oggi vivi e presenti nell’immaginario cittadino, bosniaco e jugoslavo. Il simbolo scelto fu un fiocco di neve stilizzato, che richiamava anche il tema del ricamo. Inoltre era sormontato dai cinque cerchi olimpici. La mascotte invece fu scelta grazie al voto popolare, tramite i giornali del tempo. A vincere fu Vučko, un lupetto, animale presente sulle Alpi dinariche. Vinse la competizione alla quale parteciparono inizialmente più di ottocento progetti.
Il poule finale era composto da sei mascotte: una palla di neve, una capra di montagna, una donnola, un agnello e un riccio. Vučko stravinse la competizione. Il suo creatore, lo sloveno Jože Trobec, lo rappresentò con un sorriso rassicurante che lo rese amichevole, ribaltando la fama solita di cui gode il lupo. Dal punto di vista statistico, Vučko prese il posto del procione Roni (Lake Placid 1980) e dell’orso Miša (Mosca 1980) e verrà seguito dagli orsetti Hidy e Howdy (Calgary 1988) e l’aquila Sam (Los Angeles 1984).
Un’immagine di Vučko sulla pista da bob abbandonata (Meridiano 13/Gianni Galleri)
Le condizioni climatiche
Nonostante ci fossero stati dubbi fino alla fine sull’arrivo della neve, con l’inizio dei giochi gli organizzatori dovettero affrontare condizioni meteorologiche molto avverse. La cerimonia di apertura si tenne l’8 febbraio e nella notte successiva caddero quaranta centimetri di neve in città e fino a un metro sulle montagne circostanti.
Il giorno successivo, il 9 febbraio, la discesa libera maschile di sci fu rinviata a causa dei fortissimi venti che soffiavano fino a 200 chilometri all’ora. Molte altre gare subirono ritardi. La situazione non migliorò nei giorni successivi. Tuttavia, il biathlon, lo sci di fondo, la combinata nordica, il salto con gli sci, il bob e lo slittino si disputarono secondo il programma, anche se in condizioni meteorologiche complesse. Le gare di sci alpino iniziarono solo il 13 febbraio.
La cerimonia di apertura e quella di chiusura
La cerimonia di apertura si tenne l’8 febbraio allo stadio Koševo, casa dell’FK Sarajevo, davanti a 45mila spettatori. Dopo la sfilata degli atleti, la bandiera olimpica venne consegnata dal sindaco di Lake Placid a quello di Sarajevo, Uglješa Uzelac. Lo sciatore alpino Bojan Križaj e l’arbitro Dragan Perović prestarono giuramento olimpico e la pattinatrice artistica Sanda Dubravčić accese il braciere olimpico. Il presidente della Jugoslavia, Mika Špiljak, dichiarò ufficialmente aperti i Giochi Olimpici. Alla cerimonia parteciparono centinaia di musicisti e ballerini provenienti dalle diverse repubbliche della Jugoslavia.
Il quartiere di Mojmilo (Meridiano 13/Gianni Galleri)
La bandiera olimpica venne ammainata e la fiamma olimpica spenta alle 20:21. Questo doppio gesto segnò la fine dell’edizione, all’interno del contesto della cerimonia di chiusura, che si tenne al coperto il 19 febbraio presso la Zetra Olympic Hall.
Il medagliere
Il medagliere vide un podio composto da due paesi socialisti e uno occidentale. Sul gradino più alto si posizionò la Germania orientale con 24 medaglie complessive, di cui 9 ori, 9 argenti e 6 bronzi. Una medaglia in più ma solo 6 ori per l’Unione Sovietica (10 argenti, 9 bronzi). Terzi gli Stati Uniti con solo 8 medaglie di cui 4 ori e 4 argenti. La Jugoslavia vinse una sola medaglia, d’argento, con lo sloveno Jure Franko, secondo nello slalom gigante. In virtù di questo trionfo, nel 2020, è stato nominato “Cittadino onorario di Sarajevo”.
Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".