Nonostante la grande distanza che separa Georgia e Venezuela, l’attacco militare statunitense al paese dell’America Latina ha suscitato una serie di reazioni e controreazioni nel Caucaso. Gli eventi del 3 gennaio potrebbero, infatti, influenzare alcune dinamiche politiche nella regione e vengono seguiti con attenzione tanto a Tbilisi quanto in Abcasia e in Ossezia del Sud, due entità de facto indipendenti in quello che è internazionalmente riconosciuto come territorio georgiano.
Le reazioni di Abcasia e Ossezia del Sud agli eventi in Venezuela
Quest’atto costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei principi fondamentali del diritto internazionale, con conseguenze imprevedibili per la pace e la stabilità in America Latina e nei Caraibi, e minaccia gravemente la vita di milioni di persone.
Il ministero degli Esteri dell’Ossezia del Sud ha reagito duramente agli eventi in Venezuela nelle ore immediatamente successive all’intervento degli Stati Uniti. A fargli eco, il plenipotenziario degli Esteri dell’Abcasia, Oleg Bartsits. Prima ha intimato a Washington di interrompere “le sue azioni aggressive” e poi ha aggiunto:
È un fatto praticamente senza precedenti che, usando la forza, il presidente di uno stato sovrano e la moglie siano stati rapiti e portati negli Stati Uniti. Abbiamo tutti visto le immagini. È chiaro che si tratta di un atto che calpesta il diritto internazionale.
Come spiegare prese di posizione così veementi, su eventi lontani, da parte delle istituzioni di territori che quasi tutti i paesi membri dell’Onu considerano parte della Georgia?
La parola chiave sta in quel “quasi”. Abcasia e Ossezia del Sud hanno ottenuto l’indipendenza de facto da Tbilisi dopo sanguinosi conflitti nella prima metà degli anni Novanta. A questi, fece seguito la guerra del 2008, che vide l’intervento dell’esercito russo a sostegno delle regioni separatiste e si concluse con il riconoscimento formale della loro indipendenza da parte di Mosca.
Della storia dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud avevamo scritto in questo articolo.
Oltre alla Russia – sul cui supporto politico, militare ed economico si regge l’esistenza delle due entità – solo cinque stati riconoscono l’indipendenza dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud: il Nicaragua, il Nauru, la Siria e proprio il Venezuela.
Caracas ha intrapreso tale passaggio politico nel 2009, ai tempi di Hugo Chávez, e l’apertura delle rispettive rappresentanze diplomatiche è avvenuta nel 2010. Con la salita al potere di Nicolás Maduro nel 2013 la posizione del Venezuela non è cambiata e, anzi, gli allora presidenti dell’Abcasia e dell’Ossezia del Sud hanno partecipato alla sua cerimonia di insediamento dopo le elezioni del 2018.
Dal punto di vista pratico, non esistono sostanzialmente scambi commerciali tra le due repubbliche separatiste caucasiche e il paese dell’America Latina.
Al tempo, il riconoscimento costituiva un modo per il Venezuela di ingraziarsi Mosca e ottenerne vantaggi economici, mentre per Sukhumi e Tskhinvali tale atto rappresentava un enorme successo diplomatico in una situazione di isolamento internazionale.
Le reazioni dei governi delle due repubbliche separatiste agli eventi sul continente americano sono quindi sia un allineamento alle posizioni della Russia – dal Cremlino il 3 gennaio sono arrivate parole quasi identiche sugli sviluppi nel continente americano – che un atto di solidarietà verso quello che è considerato un paese amico.
Georgia e Venezuela, l’altra faccia della medaglia
Questo comunicato del 4 gennaio da parte del ministero degli Esteri georgiano, evidenzia, invece, la reazione diametralmente opposta di Tbilisi agli eventi in Venezuela:
Considerando che le autorità venezuelane hanno riconosciuto le regioni della Georgia occupate, l’Abcasia e la cosiddetta Ossezia del Sud, come stati indipendenti in violazione del diritto internazionale, esprimiamo la speranza che i recenti sviluppi possano portare all’annullamento di questa decisione illegittima, in linea con gli interessi nazionali della Georgia e i principi del diritto internazionale.
Dal punto di vista della Georgia, l’Abcasia e l’Ossezia del Sud sono territori occupati dalla Russia e, per conseguenza del riconoscimento venezuelano, Tbilisi e Caracas non intrattengono relazioni diplomatiche.
Tuttavia, in un intreccio di interessi comuni, nel 2024 Maduro era paradossalmente stato uno tra i pochi leader mondiali a congratularsi con Sogno Georgiano, il partito al governo della Georgia, per la vittoria alle elezioni parlamentari dell’ottobre di quell’anno, caratterizzate da brogli riconosciuti dagli osservatori locali e internazionali. Ma l’apertura del presidente venezuelano, a sua volta alle prese con una tornata elettorale dai risultati controversi e in cerca di appoggi esterni, non aveva trovato sponde a Tbilisi.
Le posizioni espresse dal ministero degli Esteri georgiano il 4 gennaio sono quindi da leggere nell’ambito della politica del paese caucasico di limitare il riconoscimento internazionale delle regioni separatiste e non potevano rimanere senza risposta da parte di Sukhumi e Tskhinvali.
Secondo il viceministro degli Esteri abcaso Odissej Bigvava, Tbilisi sta cercando di “ignorare la realtà” e “la sovranità dell’Abcasia si basa sulla volontà del popolo e non può essere ripensata, mentre il riconoscimento della repubblica da parte di altri stati è un loro diritto sovrano”.
È lecito aspettarsi che questi scambi andranno avanti ancora per qualche giorno a dimostrazione di quanto gli sviluppi della politica internazionale possano influenzare dinamiche ai lati opposti del globo.