La Bosnia di oggi tramite gli occhi di un antropologo. Una recensione di “Vasche e Martello”

Se deciderete di leggere Vasche e Martello. Minatori illegali nella Bosnia ed Erzegovina post-socialista: etnografia di un mondo sommerso vi troverete nel bel mezzo di un’autentica immersione. Vi calerete in una delle più interessanti realtà della Bosnia contemporanea e lo farete con l’unico appiglio possibile: le parole dell’autore – docente e ricercatore – Gianluca Candiani.

Non si tratta di un romanzo, né di un reportage di viaggio. Questo libro è un vero e proprio sforzo etnografico che ha portato l’autore a lavorare fianco a fianco con i minatori abusivi di Zenica, nel cuore di quella che un tempo fu la Jugoslavia e oggi è la Bosnia ed Erzegovina. È un lavoro non banale, anche molto complesso per certi versi, eppure andando avanti con la lettura si rimane coinvolti, ci si sente quasi sporchi di carbone, perché questo testo, oltre a essere di portata accademica, si distingue chiaramente per lo stile e la voce del suo autore.

L’uomo con il cappellino rosso e la felpa azzurra alzando entrambe le sopracciglia, fissò l’altro, atticciato e con le orecchie a sventola, attendendo un suo parere con aria interrogativa. Quest’ultimo, pulendosi le mani e gli avambracci incrostati di olio motore ormai seccato, dopo averci squadrato per qualche interminabile secondo, con un gesto del capo all’indietro e allargando le braccia, sommessamente esclamò senza convinzione né entusiasmo: “Bujrum” ossia “benvenuto”.

p. 62

Per tutta una serie di motivi, ho avuto il piacere di parlare al telefono con Gianluca Candiani prima dell’uscita del suo libro. Avevo bisogno di fissare quattro o cinque punti cardinali per una visita nella città di Zenica. Con grande chiarezza e semplicità l’autore di Vasche e Martello mi ha disegnato una mappa mentale estremamente chiara, limpida ed efficace. Nelle pagine del libro ho ritrovato quella voce e quella capacità di organizzazione del pensiero.

Zenica e la Bosnia dopo la Jugoslavia

Ma di cosa parla il libro? La protagonista indiscussa è la città di Zenica. Polo industriale importantissimo nella Jugoslavia socialista, ha incassato i fendenti del cambio di sistema economico sul suo corpo di palazzi e fabbriche. 

La dissoluzione della Jugoslavia e la guerra che ne è seguita hanno portato al collasso del sistema-vita in cui gli abitanti di Zenica hanno vissuto per 50 anni. I lavoratori dell’acciaieria e delle miniere statali sono stati espulsi in massa dal mercato del lavoro senza alternative. I piani di aggiustamento strutturale in chiave neoliberista che hanno caratterizzato il dopoguerra bosniaco hanno mutato radicalmente i rapporti sociali, economici e politici nella città-modello socialista. Per far fronte a questa crisi, l’economia sommersa ha assunto un ruolo di primo piano, che a Zenica si è manifestata con l’estrazione illegale di carbone.

Sito della casa editrice

Per raccontare davvero da vicino quello che è oggi Zenica, Gianluca non si è limitato ad ascoltare e a guardare, ma è diventato a tutti gli effetti un minatore, conquistando la fiducia dei suoi colleghi e facendosi assumere nel circolo delle attività estrattive. Nessuna mediazione, nessun punto privilegiato di osservazione: è diventato uno di loro e come tale ha ragionato. Ovviamente non solo lavoro, ma anche vita quotidiana e calcio. Perché Zenica è una di quelle città che vive un rapporto assolutamente simbiotico con la sua squadra di calcio, il Čelik. Lo si ritrova ovunque, nei bar, nei discorsi della gente, sui muri. 

Vasche e martello
Un murales a Zenica (Gianni Galleri/Meridiano 13)

Proprio i muri costituiscono spesso il punto di collegamento fra la tifoseria e il mondo del lavoro pesante: non è un caso se proprio i temi dell’acciaio e della sua lavorazione vengono ripresi nei murales, creando quella che l’autore definisce la radostalgija, ovvero – semplificando al massimo – un sentimento di nostalgia nei confronti di quel periodo in cui la città dava lavoro (anche molto duro) e di conseguenza una vita dignitosa a tutta la comunità.

Il testo, che appare come un lavoro accademico e di portata molto particolare e approfondita, rivela però una capacità narrativa inattesa per un lavoro di tale complessità e offre al lettore appassionato uno spaccato sulla società contemporanea bosniaco-erzegovese di altissimo valore, capace di aiutare a orientarsi in un paese complesso, sfaccettato e difficile da decifrare come quello nato dalla dissoluzione della Jugoslavia.

Vasche e Martello. Minatori illegali nella Bosnia ed Erzegovina post-socialista: etnografia di un mondo sommerso di Gianluca Candiani, Ledizioni, 2025
Condividi l'articolo!
Gianni Galleri
Gianni Galleri

Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".