In che lingua si studia nelle scuole moldave oggi?

In Repubblica di Moldova il rumeno è la lingua ufficiale dello Stato da tre anni, quando il governo pro-europeo di Dorin Recean ha approvato una legge che ha cambiato ufficialmente l’espressione “lingua moldava” in “lingua rumena” in tutti i dispositivi di legge e nella Costituzione.

La decisione ha trovato l’opposizione di politici pro-russi e minoranze (ucraini, gagauzi, rom, bulgari) che, più che protestare per la denominazione di lingue equivalenti, temevano di perdere l’accesso ai servizi nella lingua veicolare (ovvero quella che funge da mezzo di comunicazione anche tra parlanti di cui non è la lingua madre), che in Moldova continua ad essere il russo.

Oggi più dell’80% degli studenti studia in rumeno, la lingua ufficiale dello Stato, ma una minoranza significativa continua a frequentare scuole dove la lingua principale d’insegnamento è proprio il russo.

Questo retaggio dell’epoca sovietica continua ad influire sulla vita quotidiana del paese e ha favorito l’integrazione di migliaia di cittadini ucraini con l’invasione russa del 2022 (seppure quello della barriera linguistica resti uno dei problemi più citati dai rispondenti al sondaggio di BIRN dell’autunno 2025).

A trentacinque anni dalla fine dell’Unione Sovietica, il sistema scolastico moldavo resta uno specchio delle divisioni linguistiche di una società con un complesso panorama etnico.

L’anno accademico 2025-2026 è stato inaugurato da 334mila studenti, circa 1.500 in più dell’anno 2019-2020 e nonostante la chiusura di 82 istituti scolastici nelle aree rurali. La Repubblica di Moldova si sta infatti urbanizzando sempre più: basti pensare che a Chișinău si è registrato un aumento di più di 15mila studenti (109.955 studenti nel 2025/2026, contro i 91.933 del 2019/2020) nelle scuole moldave.

In che lingua studiano oggi gli studenti moldavi?

Secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica, l’81,2% degli studenti moldavi studia in rumeno, mentre il 18,7% studia in russo. Se paragonati ai dati del 2021, il rumeno nelle scuole moldave è cresciuto di quasi un punto percentuale (80,6%), un dato abbastanza trascurabile al netto della guerra e dei cambiamenti legislativi.

In Gagauzia, il russo rimane la lingua dominante per oltre il 91% degli studenti, sebbene l’insegnamento del rumeno nella regione sia cresciuto dal 7% a quasi il 9% in soli quattro anni. Molto più confusa la situazione in Transnistria, dove il sistema educativo propone il “moldavo” trascritto con l’alfabeto cirillico e poco più di 2mila studenti frequentano le 8 scuole rumenofone della regione (sebbene la tendenza sia quella di una crescita costante da 10 anni).

Le preferenze per le lingue straniere sono cambiate in modo ancora più drastico. Quasi 9 studenti su 10 scelgono ora l’inglese, con 266.939 studenti iscritti rispetto ai 233.876 di sette anni fa. Al contrario, il russo come lingua straniera è crollato da 100.227 a 73.360 studenti.

Qualora la Repubblica di Moldova entrasse nell’Unione Europea, i curriculum dovranno riflettere l’inserimento di una seconda lingua straniera presente nell’Ue durante gli anni che corrispondono alla scuola media superiore italiana. Questo allontanerà ancor di più la Moldova dallo spazio linguistico russofono, avvicinandola con tutta probabilità alle lingue romanze.  

scuole moldave
Chișinău, 31 agosto 2024 (Meridiano 13/Gian Marco Moisé)

Le scuole moldave a confronto con il sistema rumeno

In Romania la principale lingua di insegnamento è il rumeno per più del 90% degli studenti. Il Paese, però, è anche la casa di tante minoranze, da quella ungherese a quella tedesca e romani. Gli ungheresi sono 1,6 milioni di persone e hanno un sistema scolastico completo nella propria lingua che incomincia all’asilo e arriva fino all’università, soprattutto nelle contee di Harghita, Covasna e Mureș. La situazione è analoga per i sassoni di Transilvania dove i 129 asili e 84 scuole in tedesco sono considerati tra gli istituti educativi più prestigiosi della Romania.  

La più grande minoranza del paese, gli ungheresi, sono alfabetizzati in rumeno, che continua ad essere lingua straniera obbligatoria anche nelle scuole ungheresi. I sassoni, d’altro canto, sono raramente tedeschi, quanto più spesso persone di etnia rumena o discendenza mista che scelgono di studiare nelle prestigiose scuole in tedesco. Per i rom la situazione resta più complessa, ma si stima che più di due terzi parlino il rumeno oltre al romani. Si può quindi concludere che la lingua veicolare in Romania sia il rumeno, parlato dal 91,8% della popolazione.  

La Repubblica di Moldova è stata per due secoli terreno di scontro culturale tra Romania e Russia. Ad oggi, la lingua dello Stato è il rumeno, ma la lingua veicolare continua ad essere il russo, un idioma che non appartiene né alla maggioranza né alle minoranze. I problemi maggiori si registrano in Gagauzia (mentre in Transnistria manca completamente il controllo istituzionale) dove in questi trent’anni lo Stato ha fallito nello scolarizzare la minoranza nella propria lingua.

D’altra parte, i cambiamenti sociologici che si stanno registrando sembrano essere determinati principalmente dal peggioramento delle relazioni (politiche, economiche e diplomatiche) con la Russia piuttosto che da decisioni forti dei governi moldavi. Eppure, se la rotta resterà questa, il rumeno sembra destinato a diventare la futura lingua veicolare nelle scuole moldave del paese. 


Quest’articolo è stato supportato dal Marie Curie Staff Exchange nell’ambito del programma Horizon Europe ORCA, grant numero 101182752.

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Gian Marco Moisé
Gian Marco Moisé

Ricercatore e divulgatore scientifico, esperto in relazioni internazionali, scienze politiche e dell'area dello spazio post-sovietico con un dottorato conseguito alla Dublin City University. Oltre all’italiano parla inglese, francese, russo, e da qualche mese studia romeno.