Kisu Min: “Suoniamo ispirandoci al movimento steineriano per rendere il mondo più libero”

I Kisu Min sono un gruppo musicale polacco della città di Łódź, che ha voglia di farsi conoscere in tutta Europa. Il complesso è composto da Basia Ciupińska (voce e chitarra), Ola Sobańska (chitarra, backing vocals), Agata Pyziak (batteria e percussioni) e Michał Szafarz (basso). Dopo essere rimasto ammaliato dalla musica contenuta nel loro ultimo lavoro discografico, Rudolf Steiner House, ascoltato in anteprima, ho deciso di parlarci direttamente.

Da dove parte l’avventura dei Kisu Min?

Con Ola ci siamo incontrati alla fine del 2016, in un negozio di strumenti musicali, dove lavoravamo entrambi. Avevo da poco lasciato una band, Ola era intenzionata a formarne una sua, e così abbiamo iniziato a riflettere seriamente sulla possibilità di sviluppare un nuovo progetto in comune. Abbiamo coinvolto pure Basia e Agata, che conoscevamo da tempo. L’idea di partenza ha funzionato.

Siamo riusciti a creare un ensemble con una visione condivisa sul piano musicale, sociale e attivista. Durante le prime prove avevamo la consuetudine di guardare insieme i film più interessanti e attuali, soprattutto quelli incentrati su tematiche sociali e LGBTQ+. Uno di questi, il film svedese Kyss Mig, ci è piaciuto tantissimo, sino a ispirare il nome del nostro gruppo. Per non essere troppo scontati, abbiamo tradotto il titolo in esperanto: “Kisu Min”.

Il 29 settembre scorso è uscito il vostro nuovo album: Rudolf Steiner House

Si tratta di un album che coinvolge tutto ciò che ci ha ispirato nel corso degli anni. Rudolf Steiner House è indubbiamente un lavoro solido, in cui si può rintracciare l’influenza dei The Cure, dei Manic Street Preachers, dei Radiohead e degli Interpol. Eppure, quando metto su il disco, mi è subito chiaro che suona semplicemente alla nostra maniera, quella dei Kisu Min, appunto. A tratti la nostra musica tende alle atmosfere cupe. I testi delle canzoni sono a tratti molto personali, ma senza perdere di vista i temi sociali e politici, che rimangono per noi sempre centrali.

Possono i Cure di Robert Smith e Simon Gallup essere una forte d’ispirazione nel 2025? Cosa mi dite di altre band meno popolari, penso ad esempio ai Mogwai oppure ai The Twilight Sad…

Domanda molto interessante. Per puntualizzare, ci piacciono molto i The Twilight Sad. I Mogwai un po’ meno. Di recente, quando 19 droni russi sono stati abbattuti in Polonia, hanno annullato il loro concerto polacco… Immagino che non siano persone molto coraggiose. Potremmo sicuramente citare i Twilight Sad come fonte di ispirazione, ma ascoltiamo migliaia di altri artisti, quindi è difficile dare una risposta esatta al quesito.

Siete originari di Łódź. Cosa mi dite della vostra città?

Pur constatando che la città è relativamente povera, bisogna riconoscere che la Polonia ha fatto dei notevoli progressi economici. Qui, dalle nostre parti, non si vive poi così male. Abbiamo una famosa scuola di cinema, dove si sono diplomati Roman Polanski e Krzysztof Kieślowski. Quindi Łódź è una specie di capitale polacca del cinema, dove al momento non ci sono però festival cinematografici di rilievo o cose del genere. Se dovessi consigliare un album della nostra città, sarebbe il secondo dei Cool Kids of Death. Attualmente sono attive in città diverse band interessanti, come gli Snakes Snakes Snakes e i Mabel Sage. Forse varrebbe la pena prenderli in considerazione, che ne pensi?

Nel vostro video del brano Je suis ho notato la seguente scritta: “there may be a future, but it’s damn uncertain”. Questo senso di precarietà funge da monito oppure è una fonte di creatività?

Grazie per avercelo chiesto. Lo slogan “potrebbe esserci un futuro, ma è tutto dannatamente incerto” è la nostra rivisitazione, attualizzata, del motto tipicamente punk “NO FUTURE” (nessun futuro). Pur rifiutando un certo tipo di nichilismo, ci preme sottolineare che le cose non stanno andando affatto bene. Il futuro dipende da noi. Dipende da quanto osiamo essere saggi e proattivi. Dobbiamo prenderci cura del nostro pianeta, dello sviluppo sostenibile. Saremo in grado di far fronte nuovi trend che incidono sullo sviluppo di internet, dell’intelligenza artificiale, e di tutto ciò che ci libera dalla necessità di pensare e riflettere?

Per quanto riguarda l’Ue, siamo dei convinti europeisti e ci sta a cuore una maggiore integrazione dell’Europa, perché questo progetto politico stravagante ha dato molto al continente. Stiamo notando come funziona la propaganda russa. Con quanta perfidia si tende a manipolare l’opinione pubblica, anche in Polonia. Chi non è mai stato sotto lo stivale russo non sa in cosa consiste questa presa di posizione. È come se si trattasse di uno scontro di civiltà. Tuttavia, abbiamo letto La montagna incantata e vorremmo continuare a stare in Europa.

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La musica può contribuire a rendere il mondo un posto migliore senza essere assoggettata al potere e alle ideologie?

Le canzoni sono semplicemente un veicolo per esprimere idee ed emozioni. Le usiamo come uno strumento. Cantiamo del movimento pedagogico steineriano perché la sua attenzione a ciò che è razionale negli esseri umani e al loro sviluppo armonioso è imprescindibile in un mondo sempre più bizzarro e transumano. Infatti, senza questo equilibrio – un’infanzia sana e genuina, un contesto in cui i giovani possano godere del diritto garantito di non essere dei semplici “consumatori” – il corretto sviluppo rischia di essere completamente bloccato e assorbito dal capitalismo da un lato e dalle ideologie totalitarie dall’altro.

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Mitja Stefancic
Mitja Stefancic

Nato a Trieste, dopo gli studi conseguiti all’Università dell’Essex e all’Università di Cambridge, è stato cultore in Economia politica all’Università di Trieste. È stato co-redattore della rivista online di economia “WEA Commentaries” sino alla sua ultima uscita. Si interessa di economia, sociologia e nel tempo libero ha seguito regolarmente il basket europeo ed in particolare quello dell’ex-Jugoslavia nel corso degli ultimi anni. Ha tradotto per vari enti ed istituzioni atti e testi dallo sloveno all’italiano e dall’italiano allo sloveno.