DDR, da una tomba alla libertà in uno dei cimiteri di Pankow

Uno dei quartieri simboli di Berlino Est, Pankow, per oltre quarant’anni è stato sinonimo di Repubblica Democratica Tedesca. Lì nel castello di Schönhausen tra il 1949 e il 1964 ha avuto sede la presidenza della DDR e lì per più di un decennio ebbero sede enti governativi e ambasciate. I cimiteri di Pankow sono ben tre. L’ultimo, il Friedhof-Pankow III, è stato costruito a partire dal 1903. Quel luogo nel 1961, con la costruzione del Muro di Berlino, si trovava a pochi metri dal confine ed è il teatro di una storia di tenacia e ingegno che ha per protagonista una tomba.

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Un matrimonio diviso

Il 5 agosto 1961 è un sabato. Quel giorno si sposano Waltraud e Lothar Niebank. Vivono entrambi a Berlino. Lei nel settore orientale della città, lui in quello occidentale. Sono due parti diverse della ormai ex capitale della Germania, ma il Muro non c’è ancora. La coppia ha già avuto l’autorizzazione da parte delle autorità di Berlino Est per il trasloco.

Con questa sicurezza Waltraud e Lothar nel fine settimana successivo, il 13 agosto, decidono di andare a Berlino Est per visitare i parenti e sbrigare lunedì le ultime formalità per lo spostamento. Solo che il 13 agosto 1961 le autorità della DDR iniziano a costruire il Muro. Viene dichiarato lo “stato di guerra” e il permesso accordato dalla Germania Est è carta straccia. Lothar può tornare nella Repubblica Federale, mentre Waltraud è bloccata nel settore orientale.

Tentativi vani e un contatto prezioso

Dopo la separazione forzata Waltraud cerca di ottenere un permesso di espatrio. Si rivolge alla Croce Rossa tedesca, al ministro degli Esteri della DDR, all’ambasciata sovietica a Berlino, addirittura al capo del governo Walter Ulbricht.

Nulla di fatto. Uno zio cerca di metterlo in contatto con un Fluchthelfer, uno di quelli che aiuta i cittadini della DDR a fuggire. Viene a conoscenza della notizia che attraverso una tomba del cimitero di Pankow si può passare a Ovest. 

Compagni di avventura

Nella fuga non sarà sola. C’è Hannelore Froese e suo marito Rüdiger. Lei fa l’insegnante in una scuola di Pankow ma è stata una ginnasta di alto livello, vincendo titoli in vari attrezzi. Grazie ai suoi successi ha addirittura incontrato e stretto la mano a Walter Ulbricht. È una privilegiata insomma. È consapevole che per lei però il vento sta cambiando. Non è iscritta alla Freie Deutsche Jugend e neppure al partito.

Un evento li fa decidere per la scelta definitiva. Nella notte tra il 12 e il 13 agosto dopo una gita a Berlino Ovest la coppia deve tornare a Est. Non lo possono fare perché non ci sono treni. Sono le premesse della costruzione del Muro. Proprio il 13 agosto Hannelore e suo marito fanno scappare i genitori di lei, devono sono superare una tomba. Loro però rimangono a Est, ma cominciano a pensare come raggiungerli. In questo periodo Hannelore conosce Waltraud.

Appuntamento a uno dei cimiteri di Pankow

Il giorno scelto per la fuga è il 19 dicembre. I Froese e la signora Niebank hanno appuntamento alle 10. Il luogo prescelto è la tomba della famiglia Schröder che si trova a metà del muro di cinta e che confina direttamente con Berlino Ovest. All’imbocco del tunnel li aspetta Kiki, il ragazzo, uno studente di Berlino che li deve aiutare a passare di là. L’ha già fatto con altri e non lo fa gratis. Il marito di Waltraud paga 650 marchi per il suo aiuto.

C’è un problema. Rüdiger Froese non arriva. Non ha trovato la tomba degli Schröder, perché c’è n’è più d’una con quel cognome. Si va comunque però. Kiki invita le due donne a saltare nel tunnel il cui ingresso è stato nascosto da alcuni rami di abete. È lungo 28 metri e alto 80 centimetri. Passa sotto il muro di cinta del cimitero e soprattutto sotto alla guarnigione che pattuglia il confine. Quando escono Hannelore e Waltraud non hanno nulla, se non i loro tre strati di vestiti e i documenti.

Il secondo tentativo

È tutto perfetto, ma c’è da recuperare Rüdiger Froese. Hannelore si fa promettere da Kiki di aiutare il marito. Il piano prevedeva già in origine una seconda chance. Alla stessa ora, il 20 dicembre Kiki si fa trovare alla tomba degli Schröder. E stavolta Rüdiger c’è. Kiki lo prende per mano, lo fa entrare nel tunnel e rapidamente lo conduce verso la libertà. È il 28simo e ultimo fuggiasco a passare da quel tunnel.

La nuova vita

I tre si riusciranno a ricostruire una vita in Germania Ovest. Waltraud insieme all’amato Lothar, Hannelore con Rüdiger. Questi ultimi saranno inizialmente separati e mandati in Assia. Gli statunitensi vogliono scoprire chi sono, poi li rilasciano e la coppia va ad Amburgo da una prozia. Vivranno lì per il resto della vita con Hannelore che praticamente subito era stata ingaggiata come allenatrice di ginnastica.

Il tunnel invece avrà vita brevissima. Tre giorni dopo il varco viene scoperto, secondo qualcuno perché una delle fuggitive aveva lasciato lì un passeggino. La Stasi e le truppe di confine tendono la loro rete. Tanto che il 29 dicembre due giovani donne vengono arrestate mentre tentano di fuggire. Sono condannate in tribunale.

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Roberto Brambilla
Roberto Brambilla

Classe 1984, nato a Sesto San Giovanni quando era ancora la Stalingrado d’Italia. Germanocentrico, ama la Spagna, il Sudamerica e la Mitteleuropa. Collabora con Avvenire e coordina la rivista Cafè Rimet. È autore dei volumi “C’era una volta l’Est. Storie di calcio dalla Germania orientale”, “Rivoluzionari in campo” e coautore di “Non solo Puskas” e “Quattro a tre”.