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La scritta "Rivoluzione" (Meridiano 13/Gianni Galleri)
Le elezioni in Serbia si avvicinano. Il 25 ottobre i cittadini e le cittadine andranno alle urne per rinnovare il parlamento e scegliere il futuro del proprio paese. Mai come in questa tornata sembrano confrontarsi due alternative totalmente diverse. Da una parte il presidente dimissionario Aleksandar Vučić, dall’altra l’opposizione, radunata nella lista ombrello degli studenti.
Per evitare l’errore di provare ad analizzare un contesto diverso dal nostro con i nostri strumenti e le nostre categorie politiche, abbiamo deciso di intervistare Bogdan Živković, storico serbo che vive e lavora a Belgrado. Lo studioso si occupa di storia della Jugoslavia socialista e ha conseguito il dottorato alla Sapienza di Roma con una tesi sui rapporti tra i comunisti jugoslavi e italiani. Recentemente ha pubblicato su questo tema il libro Yugoslavia and Eurocommunism. Yugoslavia and the Italian Communist Party in the Sixties and Seventies. Il nostro intento è quello di provare a capire dall’interno quali saranno i possibili scenari.
Le liste dei candidati
Secondo l’analista, le due liste principali dovrebbero accaparrarsi insieme più dell’80% dei consensi. “La principale novità di questa campagna elettorale è proprio il fatto che, un po’ come è accaduto nelle recenti elezioni in Ungheria, la politica serba si stia riducendo a due opzioni principali: da una parte una lista chiaramente riconducibile al governo, dall’altra la lista degli studenti”. Eppure rimane in ballo poco meno del 20% che, in caso di pareggio tra i due principali schieramenti, potrebbe però risultare decisivo negli equilibri post voto.
Vale quindi la pena presentare brevemente anche gli altri attori di una certa importanza. “Il Partito Socialista di Serbia è noto innanzitutto come il partito di Slobodan Milošević, ma anche come erede del partito comunista”, ci spiega Živković. “È un partito storico, con una forte infrastruttura e una base militante ben sviluppata, e per questo ha buone possibilità di superare la soglia di sbarramento del 3%”. Secondo il nostro analista, al momento la formazione politica è schierata con Vučić. “Ma non sarebbe la prima volta nella storia politica serba che il Partito Socialista si trovi in una posizione decisiva per la formazione di una maggioranza”.
Scritte contro gli studenti a piazza Slavija (Meridiano 13/Gianni Galleri)
Passando poi fra le fila dell’opposizione, oltre a quella degli studenti, abbiamo altre due liste che riflettono perfettamente la divisione ideologica del campo anti-governativo in Serbia. “La prima si chiama Serbia Europea. È chiaramente una lista liberale, di centrosinistra, caratterizzata soprattutto dal suo orientamento in politica estera: accusa il governo di non fare abbastanza per portare avanti il percorso europeo della Serbia e promette, in caso di vittoria, di condurre con decisione il paese in quella direzione”.
Ma non è l’unica formazione a muoversi fuori dalle reti della maggioranza. L’altra lista si chiama Destra Autentica e “cerca di rappresentare quella parte dell’opposizione serba che non ama Vučić per ragioni completamente diverse: persone che ritengono che il presidenti ascolti troppo l’Occidente, dagli accordi e dalle concessioni sul Kosovo fino ai diritti LGBTQ”.
Gli ultimi sondaggi danno entrambe le liste vicine alla soglia di sbarramento del 3%. Pare che, dopo le elezioni, sia Serbia Europea che Destra Autentica “siano disponibili a entrare in una coalizione con la lista degli studenti”. Tuttavia è evidente come difficilmente i due partiti possano convivere all’interno di uno stesso schieramento, avendo le proprie basi ideologiche in campi opposti. Inoltre non è detto che gli studenti siano disposti ad accettare la loro collaborazione. “Finora la campagna è stata caratterizzata soprattutto da forti attacchi del movimento studentesco contro queste due liste, motivati dall’idea che solo attraverso un fronte unito sia possibile sconfiggere un governo così forte”.
Posizioni liberali e filo-europee e posizioni nazionaliste
Quella fra liberali filo-europei e nazionalisti è davvero la principale divisione all’interno dell’opposizione serba. “È visibile nelle due liste che ho appena menzionato, ma anche all’interno dello stesso movimento studentesco”.
In estrema sintesi, “da una parte ci sono coloro che criticano il governo da posizioni liberali e filo-europee: per la mancanza di rispetto dello Stato di diritto, per l’insufficiente impegno nel percorso verso l’Ue e per un nazionalismo ritenuto eccessivo. Dall’altra ci sono quelli che sostengono esattamente il contrario: secondo loro, il governo è solo apparentemente nazionalista e in realtà conduce una politica funzionale agli interessi dell’Ue, soprattutto sulla questione del Kosovo. Ritengono che Vučić sia uno strumento estremamente efficace dell’Occidente per pacificare il nazionalismo serbo, trasformandolo in folklore anziché in politica”.
In questa frattura risiede probabilmente la chiave di volta della politica serba. “A mio avviso, una delle ragioni fondamentali della lunga permanenza al potere di Vučić – ci dice Živković – è proprio questa divisione dell’opposizione. Nessuno dei due poli è sufficientemente forte da batterlo”.
Il problema principale dell’opposizione, quindi, è stato ed è tuttora come superare questa divisione. “La risposta degli studenti è stata quella di escludere dal gioco i politici conosciuti, e persino gli intellettuali più noti, scegliendo invece 250 persone per lo più sconosciute al grande pubblico e che non suscitassero particolari controversie”.
Questa scelta ha una sua logica ed è stata probabilmente necessaria per creare una frattura rispetto al modus operandi precedente, ma presenta anche dei problemi e delle debolezze. “Bisogna chiedersi chi possano attirare 250 persone in gran parte anonime, se non elettori già chiaramente contrari al governo. Naturalmente, resta aperta anche la questione della coesione ideologica di questo gruppo una volta entrato in Parlamento”.
Chi (non) sono i candidati?
“Quando parliamo delle persone che compongono la lista, devo dire che persino io, che seguo da molti anni con attenzione la politica serba, conosco relativamente poco i candidati. Probabilmente non più di quindici: so chi sono e posso dire qualcosa di più sulle loro biografie”.
Il primo nome della lista, Ilija Srdanović, è un medico cardiologo e professore universitario di medicina, “ma è una figura quasi completamente sconosciuta al grande pubblico. Come abbiamo detto, naturalmente, non è un caso. Si tratta di persone che sono state scelte proprio perché non erano particolarmente conosciute né controverse, e che non erano note né come nazionaliste né come liberali. La lista è composta soprattutto da esponenti del mondo accademico, insieme ad alcune persone che si sono distinte nelle proteste ambientaliste contro lo sfruttamento del litio nella Serbia occidentale”.
Forse ancor meglio la lista si può capire attraverso due nomi che ne sono stati esclusi. Sono due nomi che, durante la fase di formazione della lista, hanno avuto il loro peso e si sono imposti nel dibattito pubblico: stiamo parlando di Vladan Đokić e Milo Lompar.
“Đokić è il rettore dell’Università di Belgrado, noto per aver difeso le blokade studentesche nelle facoltà e per il confronto pubblico con esponenti del governo in Parlamento. È stato identificato soprattutto con posizioni politiche liberali. Lompar, invece, considerato da molti uno dei più importanti intellettuali pubblici serbi contemporanei, è da anni una delle figure di riferimento del nazionalismo serbo. Entrambi hanno sostenuto con forza il movimento studentesco e hanno partecipato alle sue manifestazioni. Allo stesso tempo, nelle loro dichiarazioni pubbliche hanno mantenuto posizioni relativamente moderate ed erano quindi visti come due figure ideali per rappresentare l’unione tra l’opposizione liberale e quella nazionalista”.
Ma qualcosa non è andato come ci si aspettava, gli studenti hanno deciso di fare diversamente. “Anche la loro presenza è risultata evidentemente controversa per gli studenti, e alla fine entrambi sono rimasti fuori dalla lista, che oggi è composta quasi interamente da personalità poco conosciute, con alcune eccezioni. È stata, quindi, una scelta consapevole”.
Può essere interessante, per avere un metro di comprensione su come hanno ragionato gli studenti, approfondire il perché di queste decisioni. “A mio giudizio ci sono due motivazioni principali. La prima è proprio quella indicata dagli studenti: il desiderio di evitare figure controverse per mantenere unito il più possibile il campo dell’opposizione. In questa logica, sia Đokić sia Lompar sono stati considerati non una soluzione, ma un problema. In questo modo di pensare c’è sicuramente una forte componente antipolitica”.
“D’altra parte, bisogna riconoscere che l’opposizione serba è stata in larga misura delegittimata sul piano personale. La grande maggioranza delle figure che compongono l’opposizione serba ha fatto parte del mondo politico liberale che ha governato la Serbia fino al 2012. Il loro governo, terminato nel pieno della crisi economica, è stato accompagnato da una disoccupazione di massa e da una caduta del tenore di vita. Per questo il movimento studentesco ha chiaramente voluto prendere le distanze da quell’eredità del mondo politico liberale serbo, eliminando dalla lista gli ex protagonisti della vita politica”.
I temi delle elezioni in Serbia: corruzione, stato di diritto, Kosovo, Europa, Russia
Per quanto riguarda il programma e le misure concrete proposte, la lotta alla corruzione è uno degli assi centrali dell’agenda degli studenti. “Le misure più concrete proposte a questo proposito sono la creazione di un’unità speciale di polizia, di una procura speciale e di un tribunale speciale”.
Per gli altri temi è il movimento studentesco a dettare il tono della campagna elettorale. “Coerentemente con la divisione di cui parlavo prima, vengono evitate le grandi questioni di politica estera, territoriali e simili”. Il focus rimane sulla corruzione e sullo Stato di diritto, che del resto “sono stati al centro dell’intera attività del movimento studentesco, dall’inizio delle proteste fino a oggi”.
Questo si colloca nel solco dei numerosi movimenti di protesta nell’Europa orientale che si sono mobilitati su temi simili. La Georgia può essere uno di questi esempi. “Ma nel contesto serbo questa impostazione ha avuto finora molto successo, alla luce delle gravi mancanze del governo sia sul piano della corruzione sia su quello dello Stato di diritto”.
Kosovo Serbia, su un muro di Pirot (Meridiano 13/Gianni Galleri)
“È interessante notare che i tre temi che citate, Kosovo, Europa e Russia, pur essendo molto importanti per un osservatore europeo medio, siano trascurati nella campagna elettorale in Serbia”. Una posizione che ci coglie in parte di sorpresa e che dà ulteriore valore alla necessità di decifrare questa campagna elettorale dall’interno.
“Gli studenti, proprio perché il campo dell’opposizione è diviso tra liberali e nazionalisti, evitano di prendere posizione in modo esplicito sulla Russia e sull’Europa. Sul Kosovo, invece, non hanno evitato di esprimersi, perché si tratta di una questione sulla quale in Serbia esiste un consenso molto più ampio. La posizione del movimento studentesco è che il Kosovo sia parte integrante della Serbia. Che, nel contesto politico serbo, è di fatto l’unica posizione politicamente praticabile. Qualsiasi altra posizione significherebbe condannarsi all’irrilevanza politica”.
La questione del Kosovo è forse quella che più di ogni altra ha segnato una distanza fra le analisi occidentali e quello che sta veramente succedendo nel paese. Le critiche di alcuni osservatori dell’Europa occidentale contro il movimento studentesco proprio in seguito alle posizioni sul territorio conteso “dimostrano quanto siano lontani dalla realtà serba e non ne comprendano le logiche politiche”.
Se l’opposizione in parte tace, il governo, invece, parla molto di più di questi temi. L’elettorato di Vučić è nazionalista e il governo fa di tutto anche per scoraggiare gli elettori nazionalisti dell’opposizione dal votare per gli studenti.
“Si tratta di una parte decisiva dell’elettorato. Per questo la propaganda governativa cerca in ogni modo di convincere gli elettori che una vittoria del movimento studentesco porterebbe a un allontanamento dalla Russia, alla perdita di sovranità nei confronti dell’Ue e alla rinuncia della Serbia al Kosovo”.
Il presidente in carica non si è però limitato alla campagna elettorale e alla propaganda. Sfruttando il suo ruolo, Vučić è stato diplomaticamente molto attivo. “Dall’inizio della crisi ha mantenuto rapporti e contatti con attori molto diversi, incontrando sia Putin sia Zelens’kyj. In questo modo sta conducendo una politica estera molto abile nei confronti di attori diversi, cercando di dimostrare sia ai propri elettori sia al resto del mondo di essere davvero l’unico interlocutore capace di rappresentare tutte le diverse componenti della politica serba”.
Il livello di tensione in Serbia
Dall’inizio delle proteste, conseguenti al crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, la Serbia è stata percorsa da tensioni in aumento. “Tuttavia – conclude Živković – considerando la partecipazione enorme alle manifestazioni, e in particolare alla grande manifestazione di Belgrado del 15 marzo 2025, uno dei più grandi appuntamenti anti-governativi della storia recente della Serbia, persino più di quelle dell’epoca delle proteste contro Milošević, è sorprendente che non ci siano stati episodi particolarmente drammatici di violenza”.
Ci sono stati episodi di violenza anche in alcune delle elezioni locali che si sono svolte nel frattempo. Tuttavia, le tensioni si sono in parte attenuate rispetto al turbolento 2025. “Mi aspetto che si verifichino alcuni episodi di violenza, ma non credo che assisteremo a scenari particolarmente drammatici”.
Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".