L’estate sta finendo, ma non finisce la voglia di viaggiare in posti, piccoli mondi sconosciuti. Tra le ultime uscite per i tipi di Bottega Errante, Carovana per corvi di Emine Sadk con traduzione di Giorgia Spadoni ci porta a viaggiare in Bulgaria. Un viaggio in un piccolo mondo, quello del Ludogorie, la foresta pazza, regione multietnica della Bulgaria.
Ma quello di Carovana per corvi non è solamente un viaggio in un luogo caratteristico, ex provincia ottomana che gli ottomani stessi hanno battezzato. Ludogorie deriva infatti dal turco Deliorman. Quasi che, in questo caso, gli ottomani abbiano preso “il vizio” degli slavi di assegnare ad un toponimo una caratteristica della natura.
E così, in questa natura che era selvaggia e del selvaggio è rimasto nella sua anima, facciamo un altro viaggio, questa volta, però, nella psiche del suo protagonista. Nella psiche di Nikolaj Todorov, professore con tratti caratteriali di memoria dostoevskijana:
Questo sono io! Questo è il mio sogno! Io sono le due facce della stessa persona! In una città vuota, inesistente, bruciato dal sole! Dio! Ah come brucio! E non c’è nessuno ad aiutarmi…
Nikolaj, un Ulisse balcanico che prenderà la forma del lokum, dolce tipico ottomano fatto di quasi solo zucchero. Un dolce morbido, anzi molle:
Da qualche parte nel profondo del Ludogorie, lungo la linea ferroviaria 91 Samuil-Silistra, legato ai binari e tramortito dalle botte, con il colore e la consistenza del lokum, giaceva Nikolaj Todorov che “aspettava il treno”.
Quest’ultima parte dell’estate porta sempre con sé la malinconia per la fine della più veloce delle stagioni. E quale modo migliore per farsi cullare, leggendo sempre Carovana per corvi, dalla malinconia dolce.
Ma che cos’è questa malinconia dolce? Cugina della sevdah bosniaca e della pucundria napoletana, è un sentimento che invade l’animo delle persone e che si percepisce nell’ambiente, in quelle che furono le province ottomane.
È dolce perché non porta verso qualcosa di cupo, di tetro, verso la depressione. Ma è comunque una forma di malinconia. Mi sovvengono gli uomini nei café di Tunisi che fumano la chicha (il nargilé). Ma non solo, anche le persone sul ponte di Višegrad (ne Il ponte sulla Drina di Ivo Andrić) che aspettano qualcosa.
Un tempo sospeso e cullato in questa dolce malinconia. Un tempo che sembra non passare mai in quelle che erano le province dell’Impero ottomano. Province remote rispetto a Istanbul, decentrate rispetto a essa e quindi lontane dal fulcro della storia presente e viva del centro, di Istanbul.
Se la sevdah è la malinconia che ha come oggetto la mancanza della patria o della persona amata o cara, questa malinconia dolce è un’attesa sospesa che ha come oggetto qualcosa che potrà arrivare o semplicemente l’oggetto è il tempo da far passare come una nuvola in cielo che si muove lentamente, cullata dal vento. C’è chi a Tunisi fa passare questo tempo fumando la chicha e ascoltando Oum Kalthoum, oppure
Così le donne trovano distrazione dal tempo pigro che pesa a tutti. Per gli uomini è più facile, finché si può contare sul gioco d’azzardo, i prestiti, l’alcolismo rionale e domestico…
Ma non c’è bisogno di drammatizzare la malinconia e farla diventare alcolismo:
Il Sindaco tacque di nuovo e contò il resto. Poi lanciò un’occhiata in direzione della busta di plastica e si immaginò fumare lentamente le pipe nel proprio ufficio e guardare con fare saggio verso il centro della città, come se l’avesse costruito con le sue stesse mani…
Oltre a Todorov, molti dei personaggi del romanzo, come il Sindaco, non sono indicati per nome: il nome è irrilevante, è rilevante la posizione lavorativa o un’altra loro caratteristica peculiare.
E così il Ludogorie, come Napoli, sembra un mondo all’interno della Bulgaria. Un mondo a parte. E quanti mondi a parte ci sono su questo Pianeta? Tanti. Tanti mondi sconosciuti, mondi che sono rimasti nell’oblio per tanto tempo: nel caso del Ludogorie a causa del regime comunista e della politica di bulgarizzazione forzata delle persone turche e rom. E quindi, oggi, in questo secolo figlio del breve e maledetto ventesimo secolo, c’è bisogno di dare voce a chi voce non ne ha avuta nel passato a noi vicino.
Insomma, per continuare il viaggio chiudete gli occhi, ascoltate la voce del muezzin (se potete gustatevi un buon lokum, li trovate negli est market) e fatevi condurre dal professor Todorov in un viaggio tra due mondi ed in due mondi.
Non è anche questo viaggiare?
Carovana per corvi di Emine Sadk, traduzione di Giorgia Spadoni, Bottega Errante Edizioni, 2026