Il sistema scolastico estone è davvero un modello esemplare?

di Giovanni Liam Drogo*

Il sistema scolastico estone è oggi sinonimo di eccellenza e di ammodernamento degli strumenti didattici. È annoverato tra i più innovativi al mondo. Eppure, tenendo conto che la popolazione estone è composta per almeno il 20 percento da russi, è impossibile non rilevare un paradosso: un sistema che fa della decentralizzazione e dell’autonomia i suoi punti forti non sembra in grado di garantire equità educativa agli alunni delle minoranze linguistiche, rendendo l’intero modello rivedibile.

La transizione e la centralità del sistema d’istruzione

Nel corso degli ultimi decenni, l’Estonia ha vissuto un sostanziale periodo di transizione economica e politica. Dopo aver fatto parte dell’Unione Sovietica per cinque decenni, nel 1991 conquistò l’indipendenza, scegliendo la democrazia e un sistema economico basato principalmente sull’economia di mercato.

Nel decennio e mezzo successivo, il paese ha intrapreso la via delle riforme in molti settori della politica, dell’economia e della società. Tra queste vanno evidenziate la liberalizzazione del commercio, le privatizzazioni su larga scala e un ammodernamento della normativa che regola il mercato del lavoro. Dal 2004 l’Estonia è inoltre Stato membro dell’Ue.

Un approfondimento a se stante merita lo sviluppo del sistema educativo estone, che è oggi, per molti versi, molto apprezzato a livello internazionale. La svolta è stata segnata dal Congresso degli insegnanti estoni, che si tenne nel 1987.

I docenti estoni furono sin da subito tra i principali promotori della libertà e del rinnovamento sociale.

Formando comitati composti da insegnanti, esperti educatori e professori universitari, già a partire dal 1987 chiesero in modo deciso l’adozione di un nuovo curriculum per le scuole secondarie, più indipendente e libero dall’ingerenza dell’ideologia marxista-leninista.

In quel periodo le novità più rilevanti riguardavano l’insegnamento della storia nelle scuole. Il movimento estone per un’istruzione più democratica mise in risalto la cultura nazionale, chiedendo anche maggiore libertà d’insegnamento negli orientamenti delle scuole. Nell’ambito degli studi storici vennero sviluppati programmi di studio con contenuti e con corsi specialistici di storia estone, alternativi all’impostazione sovietica, basata su una prospettiva piuttosto imperialista.

Nel 1992, l’Estonia ha adottato una nuova legge sull’istruzione, intraprendendo una riforma completa del suo sistema scolastico e orientandosi definitivamente verso il modello finlandese, preso da esempio. Grazie alle somiglianze linguistiche e agli scambi avuti con le università e gli istituti di ricerca, l’impostazione e le pratiche educative finlandesi hanno finito per influenzare i processi di riforma estoni. Gli esperti hanno potuto rielaborare i loro programmi di studio, aggiornare i materiali didattici, arricchendo gli strumenti e le pratiche d’insegnamento, seguendo le best practice dei vicini.

Leggi i nostri approfondimenti sull’Estonia

L’autonomia alla base di un sistema di qualità

Il sistema scolastico estone è prevalentemente pubblico. Le scuole private rappresentano appena un decimo del totale. L’intero ciclo di istruzione obbligatoria è gratuito per legge, a meno che i genitori non decidano diversamente, scegliendo per i propri figli delle scuole private. Ad ogni modo, l’obbligo scolastico per i giovani dura fino al compimento del diciassettesimo anno di età.

Gli istituti scolastici sono generalmente di proprietà delle amministrazioni locali e, di conseguenza, godono di un’ampia indipendenza. Proprio l’autonomia organizzativa delle scuole e la decentralizzazione del sistema educativo sono gli elementi alla base del suo successo – un successo riconosciuto a livello globale. Ogni scuola può sviluppare la propria cultura organizzativa, scegliere i propri obiettivi e l’orientamento degli indirizzi di studio, specializzando l’offerta formativa in scienze, in lingue o in qualsiasi altra materia.

La suddetta autonomia va di pari passo con i pieni poteri attribuiti ai dirigenti scolastici. Come in Finlandia, così pure nel sistema estone i dirigenti godono infatti di una notevole libertà nel loro lavoro e nelle scelte organizzative. Si stima che abbiano tra i più alti gradi di autonomia in Europa.

I dirigenti scolastici possono assumere e licenziare i docenti, decidere come allocare il budget ovvero le risorse finanziarie, e valutare le esigenze di formazione degli insegnanti. A loro volta, gli insegnanti hanno la facoltà di scegliere liberamente i libri di testo da proporre in classe o quelli digitali, e i metodi di insegnamento che ritengono più appropriati e che desiderano utilizzare nel corso delle lezioni.

I punti di rilievo del modello estone

Stando alle osservazioni di molti esperti, il paese andrebbe annoverato tra quelli con un modello di istruzione tra i più innovativi ed efficaci al mondo. L’Estonia è tra i leader europei nel campo dell’insegnamento e dello sviluppo delle competenze digitali, dell’uso delle tecnologie per la didattica e nel campo dell’apprendimento attivo. Va anche osservato come l’Estonia abbia saputo includere l’uso dell’intelligenza artificiale tra gli strumenti didattici. I policy-maker estoni sono stati particolarmente abili a creare dei quadri di competenza digitale sia per i docenti che per i discenti, che vengono regolarmente consultati e usati nelle scuole.

L’approccio estone, promosso dal ministero dell’Istruzione, vede favorevolmente l’uso delle tecnologie e dei nuovi media in classe. L’uso dei telefoni cellulari non è vietato, ma nemmeno imposto; ogni scuola e ciascun docente decide se usarli o meno.

Inoltre, dal 2020, sono state ampliate notevolmente le risorse a favore dell’apprendimento digitale, tra cui libri di testo digitali, piattaforme di apprendimento interattive e così via. Gli alunni possono accedere alle risorse online da qualsiasi dispositivo elettronico connesso a Internet nonché alle piattaforme di studio digitali, che garantiscono la fruizione di una vasta gamma di materiali didattici, relativi alle materie studiate.

Nelle ultime valutazioni Ocse-Pisa, i discenti estoni si sono distinti positivamente per le ottime competenze in matematica, in lettura e nelle scienze, posizionandosi, a livello globale, oltre la media internazionale e appena dopo i coetanei dei Paesi dell’est asiatico. Proprio secondo il Programma per la valutazione internazionale degli studenti (Pisa), il sistema educativo estone si distingue positivamente grazie alle elevate prestazioni e ai risultati di rilievo che, mediamente, gli alunni provenienti da diversi contesti socio-economici conseguono. Inoltre, il successo scolastico dei giovani tende a dipendere meno dalle condizioni economiche e culturali dei genitori che altrove. Ma è veramente sempre così?

Quale trattamento per le scuole con alunni russofoni?

La lingua ufficiale in quello che è il più settentrionale dei paesi baltici è l’estone, che appartiene alla rara famiglia linguistica ugro-finnica. La popolazione è composta per il 69% da estoni, per circa il 20% da russi, seguono poi altri gruppi etnici. Tale divisione linguistica si riflette anche nel sistema scolastico.

Fino ad alcuni anni fa sono coesistiti due tipi di istituti scolastici: un primo gruppo, in cui la lingua d’insegnamento è l’estone, e un secondo, con lingua veicolare il russo. Durante il periodo di transizione, entrambi i gruppi di scuole sono stati trattati allo stesso modo, in nome dell’eguaglianza nelle possibilità di sviluppo degli alunni. A parole hanno ricevuto finanziamenti basati sugli stessi principi, senza preferenze, e hanno seguito un curriculum nazionale condiviso.

Tuttavia, attraverso il programma Pisa e un’analisi mirata dei risultati conseguiti nei test, si è potuto constatare che esiste un divario non trascurabile nei risultati tra i due gruppi. Gli studenti delle scuole con lingua russa dimostrano una buona padronanza delle competenze e delle conoscenze di base; tuttavia, hanno meno successo nell’applicazione pratica dei saperi (il programma Pisa si concentra proprio sull’applicazione delle conoscenze in contesti concreti e in situazioni reali). Non si può escludere che ciò sia la conseguenza di trattamenti non paritari verso le scuole russofone, e questo problema si è sicuramente accentuato nel corso degli ultimi anni, a partire dell’invasione russa della Crimea.

Inoltre, dall’anno scolastico 2024/25, i bambini di lingua diversa da quella estone, che frequentano la scuola dell’infanzia, hanno iniziato a ricevere l’istruzione primaria esclusivamente in estone. La graduale eliminazione del russo, pianificata entro il 2030, quando diventerà a tutti gli effetti una lingua straniera, sembra essere stata più che altro la mossa del governo estone contro eventuali rivendicazioni territoriali da parte di Mosca, sulla scia di quanto successo in Ucraina (nonostante la situazione istituzionale e geopolitica sia ben diversa).

La recente riforma scolastica in Estonia, avvenuta nel corso degli ultimi anni, impone così il passaggio obbligatorio all’insegnamento in lingua estone in tutte le scuole. Tuttavia, nonostante questa formale unificazione linguistica, la divisione strutturale tra scuole estoni e russe sembra persistere. Questo rappresenta una potenziale violazione dei diritti umani, come del resto prontamente segnalato dall’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, e, tra l’altro, va nella direzione opposta al principio, tanto caro all’Ue, della promozione attiva delle diversità linguistiche.

Per sintetizzare, nel complesso il rendimento degli studenti estoni è molto positivo e depone a favore della qualità del sistema d’istruzione del paese nonché di gran parte delle riforme che si sono susseguite negli anni. Eppure, valutando più da vicino le prestazioni degli alunni appartenenti a diversi gruppi linguistici e divisi per appartenenza culturale, emergono alcune criticità. Per esempio, il rendimento, spesso peggiore, degli alunni russofoni o di altre comunità linguistiche minoritarie può essere una cartina di tornasole rispetto alla qualità del sistema d’istruzione estone, alla sua equità nel concreto e, pertanto, una cartina di tornasole della democrazia più in generale.


*Laureato in Scienze politiche all’Università di Seghedino in Ungheria, con una tesi sulle conseguenze politiche delle (mancate) applicazioni delle teorie di Joan Robinson. Deluso dagli esiti delle sue proposte nella politica pubblica, ha deciso di dedicarsi alla cultura e alla cooperazione educativa.

Condividi l'articolo!
Redazione
Redazione

La redazione di Meridiano 13 è composta da un grande numero di persone che collaborano saltuariamente, approfondendo tematiche nelle quali sono particolarmente competenti.