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Perché a Livorno ci sono (stati) tanti cimiteri etnici, ovvero dedicati alle comunità straniere, comprese quelle provenienti da est? Nella città portuale infatti erano presenti un cimitero turco, un cimitero armeno e un cimitero greco-ortodosso (l’unico dei tre che rimane tuttora attivo). La risposta risiede nella storia stessa della città e nelle cosiddette “Leggi Livornine”, volute dal Granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, che cambiarono volto a Livorno.
Cose furono le “Leggi Livornine”
Con “Leggi Livornine” si intende un insieme di norme tese a favorire l’arrivo in città di popolazioni attive – indipendentemente dalla loro provenienza – che portassero un serio sviluppo al centro toscano, anche grazie a sgravi fiscali e tutta una serie di privilegi. Già in precedenza erano state emanate leggi ad hoc per favorire l’arrivo di popolazioni ebraiche (difendendole dall’Inquisizione) o inglesi (purché non commerciassero con merci turche).
Fu però il 19 febbraio 1591 a cambiare la storia e il volto della città: chi si trasferiva in terra labronica godeva del “Privilegio” e poteva veder cancellati i debiti contratti con stranieri, godere dell’esenzione di tasse, avere l’annullamento di gran parte delle condanne penali e ottenere la vendita agevolata di alloggi. Nel 1593, si ebbe un’ulteriore integrazione:
Il Serenissimo Gran Duca… a tutti Voi Mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnuoli, Portughesi, Grechi, Tedeschi, Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani, dicendo ad ognuno di essi salute… per il suo desiderio di accrescere l’animo a forestieri di venire a frequentare lor traffichi, merchantie nella sua diletta Città di Pisa e Porto e scalo di Livorno con habitarvi, sperandone habbia a resultare utile a tutta Italia, nostri sudditi e massime a poveri…
È ovvio che questa “Costituzione Livornina”, insieme all’istituzione del porto franco, portò in città genti da ogni dove, che si stabilirono in maniera definitiva a Livorno diventando parte del tessuto cittadino, pur mantenendo le proprie peculiarità etniche e le proprie usanze. Come è normale che fosse, quando queste famiglie ebbero bisogno di dare una sepoltura ai propri cari, lo fecero in città.
Nota bene: le misure intraprese per Livorno erano valide anche per Pisa, ma sul tessuto cittadino della città della Torre pendente ebbero meno effetto, per tutta una serie di motivi che tuttavia esulano dall’obiettivo di questo articolo.
Il Cimitero greco-ortodosso
Il Cimitero greco-ortodosso di via Mastacchi fu inaugurato nel 1840. In precedenza la comunità poteva vantare una chiesa, che si trovava in via della Rosa Bianca (1760) e un piccolo spazio cimiteriale nei pressi del torrente Riseccoli. Pare che il luogo santo abbia, nel corso della sua storia, ispirato anche una poesia di Pascoli, Il Pesco, contenuta in Myricae. Con l’ingrandirsi della città questo campo santo venne sostituito, intorno alla metà dell’Ottocento, proprio dallo spazio nominato in apertura di paragrafo.
Nel “nuovo” cimitero è presente una cappella, detta della Dormizione di Maria, che rappresenta ad oggi il centro del culto ortodosso in città. Infatti nel 1942, fu demolita la Chiesa della Santissima Trinità, allo scopo di creare uno spazio adatto alle adunate di epoca fascista. Era stata la prima chiesa acattolica della Toscana. Negli anni, nel cimitero di via Mastacchi hanno trovato riposo greci, romeni e russi.
In città inoltre erano o sono ancora presenti cimiteri per la comunità ebraica, quella inglese e quella alemanno-olandese.
Sempre a proposito di greci, a Livorno, in via della Madonna, esiste anche una chiesa di rito greco-cattolico, creata per dare un luogo di culto ai numerosi greci che giunsero in Toscana per prestare servizio sulle navi dell’Ordine di Santo Stefano dei Cavalieri. L’edificio faceva capo alla Chiesa bizantina cattolica e veniva chiamata “Chiesa dei Greci uniti”; nel secondo dopoguerra, anche a causa degli ingenti danni causati dai bombardamenti, fu ceduta all’arciconfraternita cattolica della Purificazione, assumendo il titolo di “Chiesa della Purificazione”, mentre dal 2015 viene utilizzata dalla comunità greco-cattolica rumena.
Cimitero degli armeni
Gli armeni sono presenti a Livorno fin dal Sedicesimo secolo, 1582 per la precisione. La comunità si è da sempre dedicata al commercio di caffè, attività nella quale “avevano praticamente il monopolio, ma erano attivi anche nei commerci della seta e di altre stoffe più o meno pregiate, del corallo e di pietre preziose”. Alla metà del 1600 è documentata addirittura la presenza di due diverse comunità armene: armeni ottomani e armeni persiani e georgiani.
Particolare della chiesa di San Gregorio Illuminatore (Meridiano 13/Gianni Galleri)
Le pressioni sulla Santa Sede permisero la costruzione di una chiesa dedicata agli armeni. Roma non vedeva di buon occhio concedere uno spazio ufficiale alle posizioni gregoriane, ovvero la chiesa apostolica armena. I lavori, tuttavia, iniziarono nel 1701 e la chiesa fu inaugurata, dopo diversi ritardi, nel 1713.
Durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale la chiesa di San Gregorio Illuminatore fu danneggiata, anche se in modo non totale. Tuttavia la mancanza di una forte comunità e gli atti vandalici e i furti fecero propendere per il suo quasi totale abbattimento. Oggi infatti è presente in via della Madonna praticamente soltanto la facciata, che tuttavia rimane ancora di proprietà del Patriarcato di Cilicia.
Nella seconda metà del 1700, fu creato anche un cimitero che potesse donare l’eterno riposo agli armeni morti in città, che prima venivano inumati nella stessa chiesa di San Gregorio. Lo spazio si trovava lungo l’attuale strada provinciale pisana e fu chiuso nel 1875, a seguito della crescita dei quartieri periferici di Livorno.
Il cimitero turco
Fa specie pensare che nel cuore di una città toscana, già verso la metà del 1700, ci fosse un cimitero di fede musulmana. Era caratterizzato da un alto muro merlato di colore rosso e si trovava nella zona della Bellana. Fu attivo dal 1762 al 1872, quando le sepolture turche furono traslate al cimitero dei Lupi.
Chiesa dei greci uniti (Wikipedia)Facciata chiesa di S. Gregorio Illuminatore (M13/Galleri)
Autore dei libri “Questo è il mio posto” e “Curva Est” (Urbone Publishing), "Predrag difende Sarajevo" (Garrincha edizioni), "Balkan Football Club" e "Spomenik" (Bottega Errante Edizioni), e dei podcast “Lokomotiv” e “Conference Call”. Fra le sue collaborazioni passate e presenti R/Est, SportPeople, L’Ultimo Uomo, QuattroTreTre e Linea Mediana. Dal 2019 al 2021 ha coordinato la sezione sportiva di East Journal. Fa parte della redazione della rivista letteraria "Risme".