Da mesi, una piccola squadra di storici e soldati ucraini attraversa i villaggi bombardati per salvare le baba, sculture funerarie scolpite dai Cumani tra l’XI e il XIII secolo, prove di un passato nomade e multiculturale che contraddice la propaganda di Mosca.
La giornalista Giulia De Luca ne parla a Radio3 Mondo con la storica dell’arte Lisa Parola e la nostra Claudia Bettiol, corrispondente da Kyiv, che ci aggiorna sugli ultimi sviluppi della guerra russa in Ucraina.
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha intensificato la sua campagna di attacchi a lungo raggio in Russia, causando danni tangibili ad alcune infrastrutture strategiche. Nel frattempo, però, sono gli attacchi russi che provocano quotidianamente vittime fra gli ucraini: Mosca non si limita a colpire obiettivi militari, ma prende di mira edifici residenziali e civili, bombardando su tutto il territorio ucraino.
Nonostante il susseguirsi dei bombardamenti e la legge marziale che vieta ogni movimento di protesta, la scorsa settimana la società civile ucraina è comunque scesa in piazza per manifestare contro una legge che limitava l’attività degli organi anticorruzione del paese. Il presidente Volodymyr Zelens’kyj ha fatto subito dietrofront e approvato una nuova legge che ne ripristinava i poteri per riconquistare la fiducia dei cittadini e della comunità internazionale. La società civile ha vinto, dimostrando che in Ucraina esiste un ecosistema democratico vivo, capace di fungere da contrappeso ai poteri istituzionali. È un messaggio importante in tempo di guerra, in cui i rischi di autoritarismo e di centralizzazione del potere sono più elevati.
Leggi qui un approfondimento sul tema della legge sull’attività degli organi anticorruzione e delle proteste: Anticorruzione: proteste sotto le bombe e disegni di legge in tempi record per l’Ucraina.